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Art Dossier – Se lo Stato butta via faccio io e così sia.

Antonio Canova il Giovane 1838

Antonio Canova il Giovane. Gruppo accademico con figura dolente e figura giacente (1838) gesso, altezza 141 cm, particolare.


Art Dossier – Giugno 2017

Se lo Stato butta via faccio io e così sia.
di Fabio Isman

Il tesoro dei magazzini della storica fonderia veneziana di Emanuele Munaretti rischiava di andare perduto se non fosse stato acquistato da Guerrino Lovato, studioso d’arte e artigiano. Ma c’è di più. La raccolta di gessi, sculture, calchi ha trovato dimora da gennaio scorso, per dieci anni, in un museo creato apposta a Cerea (Verona). E salta fuori un nuovo artista, Antonio Canova “il giovane” : era ignoto.

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Guerrino Lovato – I misteri del carnevale

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Se desiderate saperne di più sul Carnevale, guardate questo video:

 
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Pubblicato da su 22/02/2017 in Articoli, Eventi, Video

 

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“l’Anima e il Volto” – La collezione della Fonderia Artistica Munaretti di Venezia in mostra permanente a Cerea.

“l’Anima e il Volto”
Esposizione permanente della Fonderia Artistica Munaretti di Venezia. Collezione Guerrino Lovato.

Collezione Fonderia Munaretti

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Santa Lucia che calpesta il bue

Il mio nipotino Beniamino Zaza di 8 anni mi ha spedito il suo meraviglioso compito su Santa Lucia (potete leggerlo qui). Per reggere la sua sapiente sfida aggiungo una mia osservazione su una rarità iconografica della santa, pero’ mai all’altezza del suo Titanic…

Jacopo da Varagine nella Leggenda Aurea racconta che lo Spirito Santo in persona, pardon “in colomba”, apparve sopra Santa Lucia per renderla inamovibile verso il postribolo dove era stata condannata allo stupro
collettivo. Inamovibile anche nella nuova Fede che continuerà a discutere con il console Pascasio. Proveranno a sollevarla i soldati e la plebaglia ma nulla può smuoverla, nemmeno una lunga colonna di buoi appaiati in posizione da tiro.

Altichiero da Zevio, nel 1384 nell’oratorio di San Giorgio a Padova, occupa mezza navata sinistra con la rappresentazione del lungo corteo di bovini bastonati e spinti nello sforzo di staccare Santa Lucia dal punto dove posava i piedi e dove sarà, non prima di essere comunicata, anche uccisa col pugnale dopo essere stata accecata. Doveva essere alquanto impressionante per i fedeli preindustriali l’immagine del lungo corteo di bestie da tiro per indurre rappresentazioni così vaste e figurativamente retoriche dell’aneddoto agiografico.

Altichiero da Zevio

Lorenzo Lotto, nel 1523 a Jesi, non perderà l’occasione di rappresentare la storia della disputa di Santa Lucia nel suo capolavoro ancora lì conservato. Più della metà della lunga predella orizzontale sotto la pala è occupata dal più lungo traino di buoi che io conosca in pittura prima del sollevamento dell’obelisco in Piazza San Pietro dell’architetto Fontana, immortalato da dipinti e incisioni.

Lorenzo Lotto - Pinacoteca Civica

Lotto rappresenta otto coppie di bovini aggiogati e uniti nell’inutile sforzo di smuovere la Santa Lucia. Nella Pala superiore Lotto riassume, con la solita arguta e didattica felicità visiva, il senso del corpo trattenuto da una forza superiore: una nera domestica trattiene un vivace bimbetto che vorrebbe procedere anche lui a spingere la Santa, lui non andrà come lei non si muoverà, la Fede non è un capriccio infantile che può essere contrastato dalla forza dell’uomo!

Santa Lucia

Pietro Bernini, il padre del grande Gian Lorenzo, scolpisce due statue per la chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Morano Calabro nel 1591.Una statua di Santa Lucia e l’altra di Santa Caterina d’Alessandria, Sante spesso associate come nell’oratorio padovano sopra citato. La Santa Lucia tiene in mano il libro della sapienza e il piatto con gli occhi strappati e sotto i piedi la spada del martirio e la testa di un bue con le bardature tra le corna. Non conosco né in pittura e nemmeno in scultura un’immagine della Santa Siracusana che calpesta o che si accompagni a un bue da tiro. Non conoscendo tutta la storia sarebbe stato uno sforzo ardito giustificare l’animale che è simbolo, ma mai calpestato, di San Luca evangelista che con Lucia ha in comune solo la radice del nome il riferimento alla luce.

Guerrino Lovato
Venezia, 13 dicembre 2016

Santa Lucia - Piero Bernini

 
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Pubblicato da su 13/12/2016 in Articoli, Lorenzo Lotto

 

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La leggenda di Santa Lucia – di Beniamino Zaza

Il mio nipotino Beniamino Zaza di 8 anni mi ha spedito il suo meraviglioso compito su Santa Lucia. Per reggere la sua sapiente sfida aggiungo una mia osservazione su una rarità iconografica della santa, pero’ mai all’altezza del suo Titanic…
Guerrino Lovato

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Pubblicato da su 13/12/2016 in Articoli

 

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Visioni polisceniche nel Battesimo di Cristo di Luca Signorelli a San Medardo in Arcevia

Battesimo di Cristo di Luca Signorellidi Guerrino Lovato e Giampietro Catalini

Dopo il polittico Di San Medardo firmato e datato Luca Signorelli 1507, ancora in sito malgrado l’attuale difficile lettura, il pittore di Cortona dipinge con aiuti il Battesimo di Cristo per la confraternita di San Gianne (Giovanni Battista) nel 1508.

La complessa ancona è ben visibile in San Medardo, completa di cornice e predella, firmata nella grande scena del Battesimo, Luca Signorelli de Cortona; si ha puntuale documentazione che il maestro firmò il contratto e che le piccole figure laterali e della predella sono di Luca di Paolo da Matelica e forse di Girolamo Genga.

Specialmente in quest’ultima si sente il segno e la dinamica del Signorelli e proprio sulle trascurate scenette con i fatti della vita e del martirio del Battista si e’ inceppato il nostro sguardo con dei risultati per noi rari e sorprendenti dal punto di vista iconologico.

La grande scena del Battesimo ha nel bel brano di cielo cristallino, di colline vellutate e di acque correnti la presenza del selvatico Battista, qui ben pettinato per  l’occasione sia nella sua testa che nella sua veste caprina, ammantato di rosso–carità e reggente il legno della croce-fede procede al battesimo di Cristo. Cristo dai lunghi ordinati capelli divisi sulla fronte e posti dietro l’orecchio, reclina umilmente il capo e con la mano sinistra indica pudicamente il cuore, gesto di fede, e con la mano destra sembra contemporaneamente indicare il Battista, proteggere i fedeli oltre l’altare dipinto e praticare una sommessa benedizione. Se il gesto di indicare Cristo è il simbolo del Battista “Ecce agnus dei” qui è Cristo a indicare il Suo cartiglio come a chiudere la missione del Precursore e nella predella troveremo il resto.

Battesimo di Cristo Signorelli. Particolare

L’atletico e candido corpo di Cristo di energica anatomia scolpito, è coperto dal più bello e curioso perizoma della pittura rinascimentale: un telo a strisce fitte e colorate della migliore fattura orientale, a dire del fatto e del luogo storico di dove avviene l’evento ossia sul fiume Giordano in Palestina e non nel vicino fiume Misa o Cesano. Un prudente nodo, simbolo altresì di congiunzione tra l’antico e il nuovo testamento, solleva dall’acqua il telo allo scopo di usarlo poi asciutto come indumento intimo di Cristo che non abbisogna di essere lavato o immerso, essendo puro per sua ‘natura’, ma solo simbolicamente asperso sul capo, pratica ormai comune nell’applicazione del sacramento ai neonati già all’inizio del 1500.

Se Cristo non abbisogna di lavarsi, ne hanno necessità i fedeli del Battista nello sfondo; quello a destra già lavato e battezzato ancora con i capelli umidi si riveste indossando la scarpa destra, la sinistra lo attende vicino e il piede sta in ammollo ripetendo la colta posa dello Spinario classico. Il secondo si sta spogliando già con i piedi nell’acqua completamente nudo e senza le mutande che il prudente Piero della Francesca invece gli mise ad Arezzo.

Battesimo di Cristo Signorelli. Particolare

In questa grande scena Luca Signorelli applica la prassi della narrazione poliscenica in una accezione singolare: è il prima, il durante, (ossia il battesimo) e il dopo di quanto ha fatto Cristo in persona per battezzarsi. Allo stesso tempo Cristo, figlio diletto del presente bianco Padre è esempio all’umanità intera, riassunta nelle tre età dei bagnanti. Il Battista riverente e commosso è vero specchio del volto divino di Cristo, precursore e modello anche fisico. Se a sinistra la scena induce alla vita contemplativa dei fedeli battezzandi, a destra dietro al Battista un’ alta collina indica la feriale attività umana; cavalieri e viandanti scendono al fiume, uno si è infortunato il piede a dirci che la vita attiva, così come i beni terreni, è in balia della fortuna e dei ladri. La predella sottostante racconta in cinque scene i fatti della vita e della morte per decapitazione del Battista.

Battesimo_di_Cristo_Signorelli_vita_di_Battista
La prima scena racconta la nascita dalla vecchia madre Santa Elisabetta del piccolo Giovanni qui lavato dalle due levatrici, vicino sta Zaccaria ancora muto per non aver creduto alla tarda fertilità della moglie e costretto a scrivere il nome del neonato non potendolo pronunciare. Sia Zaccaria che Elisabetta che Giovannino sono muniti di aureola e lo dovrebbe essere pure la levatrice in rosso col manto blu perchè è Maria la futura madre di Cristo che secondo gli apocrifi aiutò la cugina a partorire, rara ma non inedita iconografia. Basti osservare nel Polittico di San Medardo come Luca Signorelli rappresenta la Vergine Maria nell’Annunciazione o nella Natività sono uguali a questa. E’ noto un dipinto col medesimo soggetto di Tintoretto, ora a all’ Hermitage a San Pietroburgo, dove Maria levatrice è qui l’unica a avere l’aureola.

La nascita di San Giovanni Battista. Tintoretto - Hermitage - San Pietroburgo

La nascita di San Giovanni Battista. Tintoretto – Hermitage – San Pietroburgo

La seconda scena della predella rappresenta la Predica del Battista ma sullo sfondo vi e’ un fatto precedente ossia il giovane Battista, già munito di croce e di pelle di capra, che digiuna solitario nel deserto. Al centro la terza scena con La rampogna del Battista davanti a Erode e alla concubina Erodiade;  qui il Battista è a palazzo elegante come nella grande scena centrale del Battesimo che qui sotto logicamente manca. La quarta scena include due fatti costringendoci, per comprenderla, a passare sull’ultima predella. Vi è la danza di Salomè di rosa vestita e in vorticosi movimenti assieme al risultato macabro di tanta seduzione, ossia l’arrivo in un bacile della testa staccata del Battista. La presenza del truce trofeo fa inorridire i commensali con vistosi gesti di ripugnanza e dolore, Erode quasi perde la corona, ma perchè Salomè continua la danza? E’ la logica della narrazione poliscenica, il secondo racconto dell’arrivo della testa staccata si sovrappone al primo della danza di Salomè e come in un teatro sacro o sacra rappresentazione non cambia la scenografia e nemmeno gli attori, semplicemente i due fatti avvengono nello stesso tempo, il prima e il dopo…il durante o il fatto mancante è lì vicino, ossia la Decollazione.

Battesimo_di_Cristo_Signorelli_Vita_del_Battista

Il martirio del precursore avviene nell’atrio di una prigione, la cella con la finestrella è nel fondo. Due soldati con lancia sorvegliano l’esecuzione, il carnefice a torso nudo già inguaina la spada, il Battista in ginocchio e con le mani legate dietro la schiena è già decapitato e la sua testa sta cadendo ora nel bacile d’argento versando copioso sangue dal collo, un soldato sistema la testa sul piatto e inorridito dalla violenta azione gira la testa per non vedere. Qualcuno in piedi a sinistra, vestito di verde e  di un manto rosso, forse quello del Battista, con le mani pazienti sul grembo osserva impotente la violenza degli uomini sul Giusto. Penso sia Cristo in persona che da lontano segue la vicenda del Battista e nel Vangelo di Matteo si dice che i discepoli ne portarono la triste notizia. I capelli lunghi e l’orecchio scoperto corrispondono ai tipi di Cristo del Signorelli come quello di Cortona nella Comunione degli apostoli , o di Loreto nell’Incredulità di Tommaso. Nella decollazione del Battista mai abbiamo visto la presenza di Cristo e pensiamo che questo di Arcevia sia un unicum!  Nel martirio di Santo Stefano è San Paolo giovane  a reggere le vesti del Protomartire. Di nuovo la narrazione in un’unica scena pone due fatti distinti e lontani nel tempo e nello spazio simultaneamente. Solo la pittura può fare questo e il Signorelli ne è maestro. Il pubblico e i committenti  sapevano distinguere e raccontare, la Legenda Aurea e i Vangeli letti e commentati entravano nella “ visione”  fissa dell’icona e  del sacro  e non nella “veduta” razionale delle cose degli uomini, a questo ancora non serviva la pittura e tanto meno quella sacra.

Venezia, settembre 2016
Guerrino Lovato e Giampietro Catalini

Per gli appassionati all’iconografia relativa alla decollazione del Battista, consigliamo anche questo video in cui Guerrino racconta, attraverso una sua scultura, la storia della testa di Battista considerata come la reliquia più importante della cristianità. Alla fine del video potrete godere di un’ impressionante collezione delle più famose “Decollazioni” del Battista nella storia dell’arte. Buona visione.

Video di Nicoletta Metri

 
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Pubblicato da su 15/09/2016 in Articoli

 

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Ritrovato il raro autoritratto opera di Antonio Canova a Bettona

Scoperto in Umbria un raro autoritratto di Antonio Canova firmato e datato 1812. Considerato disperso da oltre un secolo, era a Bettona abbandonato dietro una porta nei magazzini comunali! E’ in gesso marmorizzato e completo di base, tra i migliori esemplari rimasti.

di Guerrino Lovato

Autoritratto_Antonio_Canova_1812

Canova nel 1812, su invito di amici, modella in creta, converte in gesso e poi scolpisce nel marmo il suo ritratto in formato colossale. Il marmo è a Possagno, nel suo tempio accanto alla sua tomba. Il gesso prototipo con i funzionali punti per la copiatura si trovano uno a Possagno in gipsoteca e uno a Roma all’Accademia di S. Luca. Altre repliche in gesso ma ricavate tramite calchi dal marmo, Canova le regalava a clienti e ammiratori, ne esistono circa otto esemplari. Uno a Venezia al museo Correr alquanto abraso in superficie, uno nella collezione Zeri a Mentana e altri sparsi tra la Russia, l’Inghilterra e la Germania, luoghi che possiedono i suoi capolavori in marmo.

Una replica in marmo – ma del Rinaldi- la possedeva a Ferrara il Cicognara, amico e mentore del Canova, che sotto questo ritratto si fece ritrarre con la famiglia da Hayez. Dunque possedere l’autoritratto del grande scultore e mecenate Antonio Canova era segno di raffinatezza e prestigio e di assoluta dedizione al bello ideale e ai valori neo-antichi che il nostro geniale artista impersonava. Le varie repliche sono firmate e datate sul retro: Canova Ipsius F. 1812 (tradotto: Canova se stesso fece).

Nel catalogo della Pinacoteca di Bettona del 1996 tra le opere disperse viene elencato questo busto. Era diviso in due parti ma stava a vista nei depositi comunali nel complesso di San Crispolto a Bettona. Insieme a Giorgio Foresti, Angela Fratellini, Mario Papalia, che mi accompagnarono a visionare le opere del Comune, lo vidi e lo compresi subito. La rottura è di facile restauro e la conservazione della testa, con i ritmati capelli e la perfetta anatomia, è eccezionale. Rara e preziosa è la marmorizzazione color avorio della superficie che lo ha conservato intatto.

E’ probabile che sia arrivato a Bettona con lascito alla città dai Preziotti che avevano ruoli importanti a Roma e un palazzo a Bettona, forse amici del Canova stesso che sia col clero che con l’Imperatore, ma anche con Napoleone, seppe essere artista, consigliere e figura di cultura alla moda.

Quando si ritrasse aveva 55 anni e questo è l’unico autoritratto in scultura, in quanto come egregio pittore si raffigurò più volte nel corso della vita e posò per vari pittori. Il nudo eroico, la pettinatura dalla nuca alla fronte come Giulio Cesare, il volto glabro e lo sguardo lontano, dicono della dichiarata adesione all’arte greca attraverso la romanità, nuovo Prassitele in terra italiana. Impeto e controllo, bellezza ideale e forza, illuminismo e passione. Un neoclassico già romantico e moderno, l’ultimo artista italiano di livello europeo: a Bettona dietro la porta ma ora in Pinacoteca per sempre.

Autoritratto Antonio Canova

Autoritratto Antonio Canova

 

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