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Luna rossa a Spello

Dunque… Nelle Crocifissioni alla destra di Cristo vi è il buon ladrone, sopra sempre il Sole, alla Sua sinistra vi è la Luna e sotto il cattivo ladrone. Sole e Luna possono essere bianchi o rossi, o personificati da piangenti maschili e femminili. Appaiono anche nelle Maestà e nei Paradisi.

A Spello, nella cappella dell’ospedale di Sant’Anna, patrona dei parti e delle malattie femminili, la Luna è rossa, sia nella Crocifissione che al centro della volta, a sottolineare l’importanza dell’astro notturno nei cicli femminili e nel tempo propizio dei parti.

Le aureole, in parte cadute erano dorate o bianche. La linea verticale tra la Luna al centro, rarissima posizione dominante e San Giovanni figlio diletto adottivo e sant’Anna Madre della Madre divina Maria che teneva il piccolo figlio di Dio, Gesù benedicente, è una linea verticale dall’alto al basso e viceversa, sul tema della prole, della figliolanza e della maternità la cui patrona assoluta era sant’Anna… e la sua luna rossa.

Maestro Guerrino Lovato, 6 agosto 2021

 
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Pubblicato da su 10/08/2021 in Articoli

 

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L’Occasione e Maria

Nella sala conferenze del Seminario di Venezia ora Marcianum, un tempo refettorio, è esposta una rara e curiosa Annunciazione della Vergine col Padre Eterno e tre devoti astanti. La grande tela, di circa 4 metri per 3 attribuibile alla bottega di Palma il Giovane, proviene da qualche edificio dello stato veneziano perchè uno dei tre devoti è un procuratore vestito col tradizionale abito rosso. Sappiamo che Venezia come Firenze, Siena ed altre città, volevano che la loro fondazione fosse avvenuta non nel giorno della nascita di Gesù, ma  ancor prima, nel giorno del suo concepimento e dunque all’Annunciazione. Anticipando l’idea stessa del progetto divino, ancor prima della nascita, il momento fondante dell’Uomo Nuovo e della Città Nuova. 

kairos_03I politici veneziani e gli altri si attribuivano il buon auspicio e la buona  fortuna sotto la Divina Protezione, perchè concepiti come il Salvatore nei suoi stessi giorni del calendario cristiano. Venezia è fondata nel 25 marzo, l’Annunciazione appunto, del 421 così vuole la leggenda ed e’ per questo che la Vergine e il suo arcangelo Gabriele inquadrano anche visivamente le facciate delle Chiese e le tombe private, i polittici dipinti e scolpiti e le Mariegole artigiane miniate, presenziando ogni atto della vita cittadina. Prima dell’Annuncio dell’Angelo a Maria nulla si poteva rappresentare concernente l’incarnazione; a volte Maria ancora non si accorge della presenza angelica, ma un’attimo dopo verrà salutata con l’Ave Maria. Tra mercanti si sa che chi primo arriva meglio alloggia e chi dorme non piglia pesci, cosi i tre procuratori veneziani anticipano i tempi della Grazia ancor prima che l’arcangelo parta! Sanno quello che succederà ancor prima di Maria!  In questa grande tela, non conosco altri esempi simili, il Padre Eterno elegante e regale sta allungato nel suo trono di nuvole, pensando e decidendo il da farsi. L’idea è “Divina”, suo figlio nascerà da quella Vergine che ora, al Tempio, sta studiando  inconsapevole  le sacre scritture in solitudine e silenzio riparata da una tenda verde. Dunque chiama l’arcangelo Gabriele, che sulle trasparenti ali che lo sostengono, prontamente prende ordini voltandoci completamente la schiena, tenendo il giglio con la mano sinistra e indicando con la destra la leggente Maria mostratagli dal Padre che dovrà presto raggiungere. Abbiamo la sequenza del fatto precedente al vero e proprio annuncio, l’Idea e l’Ordine che stanno per diventare azione, la volontà divina che diventerà vera carne umana. L’Occasione e il giusto momento è solo quello e così sarà! L’arcangelo con i capelli corti alla nuca e il ciuffo svolazzante in direzione del Padre è la classica immagine del Kairòs, l’Occasione appunto, rappresentato fin  dall’epoca di Alessandro Magno, concepito da Aristotele, come un giovane volante sulle nuvole con la nuca rasata ma il ciuffo lungo e prensile perchè la Fortuna va acciuffata all’arrivo e sarà imprendibile ai dubbiosi tentennanti, già un attimo dopo che ci ha girato la testa . kairos_01E’ rara l’iconografia profana di Kairòs usata nel contesto religioso sia prima, ma per di piu’ ora dopo la Controriforma! Negli stessi anni la Repubblica di Venezia userà sulla punta della Dogana lo stesso emblema raffigurato nella scultura del Falconi con la nuda Fortuna col ciuffo al vento reggente  la vela che lei direziona a  suo favore sulla  dorata sfera dove precariamente si appoggia. La mercatura è in balia dall’auspicabile Buona Sorte e anche del vento utile ai velieri. E la Fede? Anche. Sebbene qui la Fede coincida con la Fortuna stessa, ed entrambe sono ottenute e trattenute tramite la preghiera e la pratica devozionale come ci indicano a esempio gli sguardi fissi e sicuri dei tre oranti in abisso.

Guerrino Lovato
Venezia 31 ottobre 2014


Guarda il video in cui Guerrino Lovato racconta l’iconografia del Kairòs.

 
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Pubblicato da su 22/01/2015 in Kairos

 

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Lottomantica – una nuova interpretazione della Pietà di Lorenzo Lotto

Pietà di Lorenzo Lotto

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Lorenzo Lotto così scriveva nel suo LIBRO DI SPESE DIVERSE nel febbraio 1545: “Una pietà, la vergine tramortita in brazo de San Joanne et Jesù Cristo morto nel gremio de la madre, et dua anzoleti da capo e da piedi, sustenar el nostro Signor” – incarico ottenuto tramite il reverendo mastro in theologia mastro Vincentio domenicano in San Nicolò a Treviso. La Pietà, il grande dipinto su tela (185×150) fu commissionato dalla Superiora del convento domenicano di San Paolo in Treviso, da cui la provenienza. Conservato ai giorni nostri nella Pinacoteca di Brera, oggi è esposto a Venezia fino al 26 febbraio presso le Gallerie dell’Accademia.

Le cinque figure, dal Lotto stesso nominate, sono tutte poste in primissimo piano benché non manchi un secondo piano con la roccia semierbosa del calvario e la base della croce e un tenebroso sfondo di cielo solcato da scure nubi. Uno dei due angioletti è in ginocchio e scruta la mano sinistra di Maria. Lei con gli occhi quasi girati in alto, collassata dal dolore, è sostenuta da un repentino gesto del nuovo figlio San Giovanni. L’altro angioletto invece, a fatica solleva con gesto scomodo la testa di Cristo puntando il piede sinistro a terra ed è l’unico a guardarci con gli occhi arrossati e l’espressione di muto dolore. Secondo i francescani, Maria sotto la croce subiva una morte spirituale come la morte fisica di Cristo e così, da “tramortita”, veniva dipinta. Per i domenicani invece, avendo Maria la prescienza della resurrezione del figlio, sopportava con composto stoicismo il dolore della morte apparente. A questo punto immaginiamo che da una parte la committente Superiora avrà insistito nel naturale dolore di Maria come “Madre”, identificandosi piamente e pienamente con essa, dall’altra però il due volte MASTRO Vincentio sorvegliava il blindato ambiente domenicano. Fu così che, in accordo col pittore, crearono un sorprendente “passaggio preferenziale” noto alle sorelle del convento, a padre Vincenzo, a me e da oggi anche a tutti voi…
Lorenzo Lotto Pietà LottomanticaIl quasi adolescente angioletto alato, sulla destra del quadro, con le mani sembra voler aprire le gambe di Cristo per indicarci l’umana natura del figlio di dio, ma con le sopracciglia aggrottate legge la mano della Madonna che la pone al suo sguardo indagatore come uno specchio. Credo sia la prima immagine di una lettura chiromantica nella pittura italiana e per di più in un contesto altamente religioso ben prima dei bravi, ciarlatani ed indovini che dal 16oo in poi creeranno uno specifico genere. Prima che la chiromanzia diventasse una pratica considerata dalla chiesa superstizione e sacrilega magia, la lettura della mano aveva una sua nobile e sacra dignità. Nella Bibbia troviamo dal Libro dei Proverbi (3,16) “La sapienza ha scritto nella mano destra la lunga vita, e nella sinistra le ricchezze e la gloria“; nel Libro di Giobbe (37,7) “Il Signore pone nella mano di ciascuno un segno,affinchè ciascuno conosca le Sue opere“. 

Andrea Corvo chiromanzia

Lettura della mano - Andrea Corvo

Queste sono le più note, ma ce ne sono tante altre. I libri a stampa con immagini dal 1480 trattano l”argomento della chiromanzia con edizioni veneziane di Andrea Corvo 1519 e Patrizio Tricasso 1524. Nei paesi del nord abbiamo sacre xilografie dove addirittura ogni falange della mano destra ha nelle quattro dita i 12 apostoli e nel pollice Gesù e Maria e nella sinistra 12 santi a piacere, ma nel pollice sempre Gesù e Maria.

Nella Pietà di Lotto, la mano destra “morta” di Maria indica la mano sinistra nella quale l’angioletto verifica la lunga vita e il glorioso destino attraverso l’interpretazione delle linee che noi intravvediamo nello scorcio. La mano destra del Cristo, in primissimo piano sull’altare, esibisce l’artificiale stigmata del chiodo, segno perenne della sua morte e resurrezione. Dunque se agli occhi dei devoti il dolore di Maria era quasi una morte disperata, per i devoti avveduti ed istruiti dall’angelo sapiente, era solo un mistero doloroso di breve durata e di verificabile istantaneità proprio perché stava scritto nella sua mano, sulla lunga linea della vita. Maria sarebbe vissuta a lungo ed assunta in cielo dopo un’apparente e profumata morte simile al sonno.

Pietà di Lotto, particolare del volto della Madonna

Questa Pietà è una delle ultime rivincite domenicane sull’ormai diffuso e più coinvolgente dettato francescano, sostenuto dalla controriforma, più coerente con L’UMANITA’ DI MARIA, oscurando il divino volto di Lei che era anche SEDE DELLA SAPIENZA e dunque preveggente. A Lei non serviva leggersi la mano, ma a noi serviva leggere la Sua, così come ci insegna l’angelo, per non trasecolare senza speranza nel momento del lutto in questa “valle di lacrime”. La divinazione del futuro dalle linee della mano per Lotto e” DIVINA AZIONE!

In Venezia. Guerrino Lovato.

Questa lettura iconologica del dipinto lottesco è stata data in forma di conferenza a Mestre (11 marzo 2011) e a Milano presso Spazio Tadini (16 aprile 2011).

 
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Pubblicato da su 19/11/2011 in Conferenze, Lorenzo Lotto

 

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