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Il serpente non si mangia la coda del diavolo

L’allegoria, non allegria, magari!

Atene. Teatro di Dioniso. Sileno con pelle di pantera a cuscino, regge il podio. Arte greca del V sec. A.C.

Venezia, Campo San Giacometto. Il Gobbo di Rialto scolpito in pietra d’Istria da Pietro da Salò nel 1541. I veneziani che furono pure i possessori di Atene, conoscevano la statua di Sileno perché da sempre presente in situ e ne hanno riproposto il modello per la nota pietra dei bandi e delle punizioni eseguite dalla Nuova Repubblica Veneziana a imitazione e orgoglio della prima Repubblica Ateniese di 2000 anni prima.

Questa iconografia del telamone inginocchiato ha una sua peculiarità anatomica e funzionale, che non è condivisa dai telamoni romanici o gotici. Ma solo uno scultore e prete del 900, Fra Claudio Granzotto di Chiampo la utilizzò per il suo capolavoro, l’acquasantiera per Santa Lucia di Piave del 1928 in marmo di Carrara.

Qui il Sileno classico, passando dal virile Atlante veneziano di Rialto, diventa un indomabile e urlante demonio, pudicamente coperto da una pelle di serpente. Dalla pelle della pantera cara a Dioniso Bacco pagano, si arriva al serpente tentatore diabolico e vinto dell’olimpo cristiano. Al di sopra l’allegoria della Fede, in bronzo indicante l’acqua benedetta che sta in una colossale e virginale conchiglia sostenuta dalle notturne ali del nerboruto e satiresco maligno. La Fede cristiana nasce dall’Acqua del Battesimo come Venere dalla sua conchiglia marina: l’una, casta e vestita guarda il cielo, l’altra nuda guarda gli uomini!

Maestro Guerrino Lovato.

 
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Pubblicato da su 29/06/2021 in Video

 

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Pacco a destra o pacco a sinistra? Chiedetelo a Napoleone.

Dopo il calzone settecentesco morbido e ampio, per i maschi alla moda nell’epoca Neoclassica imposta dai Francesi Napolenici, fu un problema non da poco la posizione dell’apparato genitale al di sotto degli attillatissimi pantaloni. Le robuste cosce da cavalieri e il tondo sedere da fanti erano esaltati dall’indumento aderente che non aveva patta o cerniera e era abbottonato ai fianchi.
Gli Italiani scelsero di sistemare “il pacco” a sinistra, forse per un malcelato moralismo puritano e papalino che vedeva a sinistra l’impuro e il male “tout court”, come vediamo nel ritratto della famiglia dei Borbone di G.Cammarano ora a Caserta. I Francesi al contrario misero i “gioielli di famiglia” a destra, dalla parte buona e virtuosa, liberi e laici come li voleva la Rivoluzione e così il loro Imperatore Napoleone, come lo ritrasse Jean Auguste Dominique Ingres nel dipinto ora a Liége.
L’italiano Pietro Benvenuti nel ritrarre Napoleone dopo la battaglia di Jena (il dipinto si trova ora a Firenze) fa ostentare all’imperatore la virile protuberanza “all’italiana” spostando il problema dell’occupazione francese in Italia dalla moda alla politica, cioe’ a sinistra, sempre sotto sensibili pantaloni. Canova, scultore e ufficiale ritrattista dell’Imperatore, taglia la testa al toro o libera il toro già preso per le corna, e dopo averlo sciolto dalla stoffa aderente, esibisce in nudità eroica l’immortale corpo del Bonaparte, e nudo e liberato al centro dell’inguine, il maschio attributo! Napoleone non apprezzò. Jacques Louis David, il grande pittore francese,  invece applause al genio italiano. La versione del colosso Napoleonico di 3 metri, la cui versione è in marmo a Londra e in bronzo a Milano, è premurosamente fornito di una foglia che lo copre di ambigua fattura: se di fico come un Nuovo Adamo, se di vite come un Dio dell’Arcadia o Nuovo Apollo e se di quercia simbolo di fortezza e virilità come un Nuovo Ercole, ma questa volta assolutamente centrale!

Estratto da: “Storie del cazzo” il secolo XIX” di e con Guerrino Lovato

Jean_Auguste_Dominique_Ingres,_Portrait_de_Napoléon_Bonaparte

Napoleone Bonaparte di Jean Auguste Dominique Ingres – Liége

Napoleon_Benvenuti_Firenze

Napoleone Bonaparte di Pietro Benvenuti – Firenze

Napoleone Canova Londra Milano

“Napoleone come Marte pacificatore” di Antonio Canova – A sinistra versione in Bronzo – Accademia di Brera – Milano. A destra la versione in marmo – Apsley House Londra


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Pubblicato da su 16/02/2014 in Articoli

 

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Capolavoro trecentesco riscoperto a Venezia

busto_marco_romanoGenova – Potrebbe essere la ri-scoperta dell’anno. Almeno per quanto riguarda il mondo dell’arte . Una colossale testa di Profeta o apostolo, probabile opera dello scultore trecentesco Marco Romano, si trova non valorizzata e poco conosciuta nel secondo cortile, quello «palladiano», delle restaurate e ancora vuote sale dell’ex Accademia delle Belle Arti di Venezia, da poco riaperte ai visitatori. Si tratta di una rara scultura colossale del primo periodo gotico, ovvero un capolavoro protoneoclassico. Lo sostiene lo scultore e storico delle immagini veneziano Guerrino Lovato, che rivela la scoperta da lui fatta visitando i rinnovati spazi espositivi, aperti il 18 dicembre scorso. Si tratta di un busto in marmo greco alto 65 centimetri, con venature grigie, tipico della scultura medievale adriatica, posizionato nel cortile da almeno un secolo fra tante sculture provenienti da chiese e conventi soppressi in epoca napoleonica.
È ancorata con una barra d’acciaio su una balaustra che domina il cortile. Romano, scultore romano senese, a Venezia firma il suo capolavoro nella chiesa di San Simeon Grando, nel sestiere di Santa Croce, datata 1318.
Recentemente gli è stata attribuita l’Annunciazione aSan Marco a Venezia, altre sue sculture sono Duomo di Cremona, al Duomo di Siena e il monumento al Porrina nella collegiata a Casole D’Elsa (Siena), dove gli venne dedicata tre anni fa una mostra.

È un importante scultore a cavallo del `300 che si muove per i cantieri dei vari Comuni e Signorie lasciando una sola opera firmata, il San Simon Grando, dove dice di se´ in latino “Marco Romano scolpì questo insigne lavoro, la sua mano è degna di non piccole lodi”. La testa all’Accademia è calva, con un nido di riccioli in fronte, e altri ricci sulle tempie; i baffi si sollevano e ricadono, gli occhi hanno uno sguardo potente e fiero. A parte una scheggiatura sul naso e la scalpellatura del panneggio a destra è in ottime condizioni, poggiante su una base staccata, ma dello stesso marmo antico. Su chi potesse raffigurare, Lovato ricorda che «il vescovo Jacopo Albertini di San Pietro di Castello fu il committente del San Si meone, e potrebbe aver chiesto per la sua chiesa un busto del santo eponino Pietro». Tra gli elementi iconografici, lo scultore veneziano sottolinea che «l’occhio senza pupilla ma conil bulbo rotondeggiante, le orecchie morellianamente di Marco Romano, le sopracciglia sporgenti e folte e vene a rilievo sulle tempie e la fronte attraversata da sensibili rughe, fanno di questa rara scultura colossale del primo periodo gotico un capolavoro protoneoclassico».

Articolo da Il Secolo XIX – 2 gennaio 2014
vai all’articolo originale:
http://www.ilsecoloxix.it/p/cultura/2014/01/02/AQQEp8PB-capolavoro_trecentesco_riscoperto.shtml

 

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Capolavoro di Marco Romano inedito nelle nuove Gallerie dell’Accademia di Venezia.

Dal vuoto delle nuove gallerie emerge un capolavoro inedito!
di Guerrino Lovato

Busto-Marco_RomanoUna colossale testa di Profeta o apostolo alta circa 65 cm troneggia nel secondo cortile, quello palladiano, delle restaurate e ancora vuote sale dell’ ex Accademia delle Belle Arti, da poco riaperte ai visitatori. Il busto in marmo greco con venature grigie, tipico della scultura medievale adriatica, è in quel luogo da almeno un secolo e fa parte della tante erratiche sculture, che si addossavano alle pareti della scuola di scultura e decorazione della vecchia Accademia provenienti dalle chiese e dai conventi soppressi in epoca napoleonica, e che con i dipinti formano il nucleo delle opere delle famose Gallerie a tutt’oggi. Molte paraste con bassorilievi del primo rinascimento sono ancora esposte. A mia conoscenza questo busto non ha goduto della minima attenzione, almeno da parte degli storici del secolo scorso e del nostro. Si tratta di una gigantesca testa con collo e breve panneggio, attualmente ancorata con barra d’acciaio, che come una polena domina il cortile di fronte alla celebre parete palladiana. Alcune mie foto di 40 anni fa la documentano in quel medesimo luogo a altezza di 2 metri, dunque accessibile e visibile ora come allora.

DSCF5955A mio avviso si tratta di una scultura di Marco Romano, scultore romano senese che a venezia firma il suo capolavoro in San Simeon Grando, sestriere Santa Croce, con la celebre figura del profeta giacente (cappella a sinistra dell ‘abside). La figura ha delle mani stupefacenti per il realismo che emanano e un volto potente avvolto in barba e capelli inarrivabili da altri scultori di quell’epoca. La data, 1318, è scolpita con la firma dello scultore accanto alla figura del profeta dormiente a grandezza naturale. Recentemente gli è stata attribuita l’Annunciazione a San Marco in Venezia, già erano note le sue sculture al Duomo di Cremona, al Duomo di Siena e il monumento al Porrina nella colleggiata a Casole D’Elsa. E proprio Casole, 3 anni fa, ha dedicato allo scultore una bella mostra con un generoso catalogo per l ‘occasione dell’acquisto di una testina di profeta molto simile alla nostra!  E’ un importante scultore a cavallo del 300 che si muove per i cantieri dei vari Comuni e Signorie lasciando una sola opera firmata: il San Simon Grando sopracitato, dove dice di sè in latino “Marco Romano scolpì questo insigne lavoro, la sua mano è degna di non piccole lodi “.

Ma tornando al busto dell’Accademia, di chi si tratta? E’ un potente ritratto idealizzato di profeta o santo,  Marco, Pietro o Paolo? E’ calvo, ma con un nido di teneri riccioli che scendono gravi e morbidi, come lana pettinata, dalla ampia fronte e che poi sviluppano materici gonfiori sfocianti in sferici riccioli centrati dal foro del trapano. I baffi si sollevano e ricadono dando l’espressione di un sorriso che invece è smorzato da uno sguardo potente e fiero come doveva essere un filosofo della cristianità! Il vescovo Jacopo Albertini di San Pietro di Castello fu il committente del San Simeone e poteva aver chiesto per l’antica chiesa un busto del santo eponino Pietro. Da dove provenga per ora non saprei dire, forse ne parla il Cicogna… Certo non ha interessato ne Wolters, nè la Bassi ,ne De Logu, nè altri storici dell’arte che quel luogo hanno dovuto vedere e frequentare e se era posta staccata dalla parete era per poter godere anche della nuca ornata da due serie di riccioli specularmente perfetti. A parte una scheggiatura sul naso e la scalpellatura del panneggio a destra è in ottime condizioni. Poggia su una base staccata, ma dello stesso marmo antico. L’occhio senza pupilla con il bulbo rotondeggiante, le orecchie morellianamente di Marco Romano, le sopraccilia sporgenti e folte, le vene a rilievo sulle tempie e la fronte attraversata da sensibili rughe… fanno di questa rara scultura colossale del primo periodo gotico un capolavoro protoneoclassico che nell’Accademia Canoviana non dispiaceva!

Guerrino Lovato
scultore e storico delle immagini
Venezia, 30 dicembre 2013

Busto Marco Romano

 

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L’angelo chiromante di Lotto – TG Regione Veneto

 
 

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Guardatemi, sono io… Lorenzo Lotto.

Lorenzo Lotto AutoritrattoFatto curioso quello che accade a Lorenzo Lotto. Le sue opere sono esposte a Roma, il suo talento è riconosciuto in tutto il mondo. Eppure in questi giorni LUI si trova alle Scuderie del Quirinale, ha viaggiato fin qui dal Canada, ma nessuno lo vede, nessuno lo riconosce. Fantastico un po’ su cosa possa pensare il Lotto in una situazione del genere…:”Sono invitato alla mia celebrazione come un ospite fantasma. Guardatemi, sono io, Lorenzo, uno sguardo che penetra lo spazio come una vite… oggi soltanto un quadro tra i miei quadri.” Ma com’è potuto succedere, e di cosa diavolo stiamo parlando?
Domenica scorsa mentre siamo al mercatino di Ascoli Piceno, Guerrino mi rivela che questo dipinto è senza dubbio l’autoritratto di Lorenzo Lotto. Inizio subito a riprenderlo con il mio smartphone. Gli chiedo di spiegarmi il percorso che lo ha portato a questa conclusione. La sua sicurezza arriva da lunghi anni di studio che gli hanno permesso, già nel 2008, di scoprire anche l’altro autoritratto nella pala di sant’Antonino (leggi l’articolo) e quindi di approfondire nei minimi dettagli la morfologia dell’artista fino a riprodurlo tridimensionalmente. Questo dipinto, scoperto soltanto negli anni novanta, appartiene alla National Gallery of Canada di Ottawa. Spesso è titolato come “Ritratto di uomo con cappello” e altre volte come “Ritratto di contadino o pastore”. E’ un olio su carta, un supporto alquanto fragile ed economico, che sottolinea la ristrettezza di mezzi in cui viveva il nostro autore e anche l’ipotesi che lo dipinse solo per se stesso. In questi giorni, a Roma, molti di voi ci passeranno davanti, lo ammireranno. Guardate la sua mano, è la sua firma. Guardatelo negli occhi, il suo sguardo non vi seguirà perchè troppo impegnato a guardare se stesso… nello specchio.

Ma prima che guardiate il filmato, una breve sintesi della teoria:

  •  La morfologia del viso è identica a quella del Lotto nella pala di Sant’Antonino: osso frontale e labbra molto sporgenti, naso lungo, capelli ricci e sopratutto la forma delle orecchie particolarissima, a fagiolo, ma un po’ a punta. Guardate il video del Morphing dove sovrapponiamo l’incisione del 1648 che ritrae Lotto e questo ritratto. Concentratevi sulla bocca e sul naso e vedrete che coincidono perfettamente.  
  • La mano destra, che ha realizzato il quadro, è coperta dal cappello proprio perchè essendo in movimento è impossibile rappresentarla. Il cappello, così come il resto del suo abbigliamento (la camicia, la giubba e il robone) è tipico dei viaggiatori. Lotto non ha mai avuto fissa dimora.
  • La mano sinistra invece firma il quadro. L’indice e il medio indicano il numero 2, mentre l’anulare ed il mignolo, sopratutto se osservati da vicino, hanno una posizione innaturale ed indicano la lettera ELLE. Quindi 2L, Lorenzo Lotto.
  • Lo sguardo: non sta guardando il pittore, fuori dal quadro, ma se stesso allo specchio.
  • Per saperne di più guardate lo schema realizzato da Paolo Mameli

Buona visione! Nicoletta Metri

A sinistra un'incisione del 1648 che ritrae il Lotto, tratta dal Ridolfi. La somiglianza c'è. A destra Guerrino Lovato. Foto di Marco Brazzola.


Morphing video realizzato da Paolo Mameli

Lorenzo Lotto. Sculture di Guerrino Lovato. Foto di Andrea Topi e Paolo Mameli


Approfondimenti:

  • Leggi l’articolo “Guardatelo è Lorenzo Lotto” pubblicato il 25 marzo 2011 su La Nuova Venezia, Il Mattino di Padova, la Tribuna di Treviso.
  • Leggi l’articolo ” A caccia di funghi tra calle e canali” dal Blog di Paolo Mameli
  • La mostra “Lorenzo Lotto” Scuderie del Quirinale – Roma
  • Sito web: “Lorenzo Lotto, l’artista, le opere, i luoghi”
 
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Pubblicato da su 24/03/2011 in Lorenzo Lotto

 

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Un video ci svela l’ennesimo segreto del famoso disegno di Michelangelo Buonarroti

Il disegno di Cleopatra di Michelangelo è un’opera piena di fascino e di mistero. Già nel 1988, a seguito di un restauro che lo libera dal controfondo, ci regala un colpo di scena svelando la presenza di un’altra immagine della regina egiziana con accanto il profilo di un vecchio, una versione precedente del soggetto, molto più drammatica di quella a noi nota. L’opera fa parte dei cosiddetti “presentation drawings”, ossia i disegni realizzati dall’artista non per fini progettuali, ma per farne dei regali speciali. In questo caso il regalo è destinato al nobile amico romano Tommaso Cavalieri che lo conserva con devozione fino a un giorno nel 1562 in cui è costretto a cederlo al duca Cosimo I dei Medici.
In questo video Guerrino aggiunge un nuovo significato a quest’opera straordinaria e ci racconta come Michelangelo adorna il collo regale di Cleopatra con una raffinata metafora.
Qui sotto trovate il video e le immagini dell’opera nel dettaglio.
https://enigmidarte.wordpress.com/2010/03/31/video-cleopatra-di-michelangelo-il-morso-dello-stato/

 

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Video: Cleopatra di Michelangelo. Il morso dello stato

 
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Pubblicato da su 31/03/2010 in Cleopatra di Michelangelo, Video

 

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Cleopatra di Michelangelo – disegno – 1535 circa

Cleopatra di Michelangelo

Galleria degli Uffizi - Firenze

Guarda il video su questo soggetto
https://enigmidarte.wordpress.com/2010/03/31/video-cleopatra-di-michelangelo-il-morso-dello-stato/

 

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Busto di Cleopatra – scultura di Guerrino Lovato

Scultura realizzata da un disegno di Michelangelo

Guarda il video su questo soggetto
https://enigmidarte.wordpress.com/2010/03/31/video-cleopatra-di-michelangelo-il-morso-dello-stato/

 
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Pubblicato da su 31/03/2010 in Cleopatra di Michelangelo

 

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