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Archivi tag: Guerrino Lovato

Gli attributi sugli attributi

Oggi analizzeremo la pala di San Nicola di G. Battista del Moro a San Fermo di Verona.

Ringrazio l’amico e pittore Riccardo a Curti per avermi sottoposto l’imponente dipinto di G. B. del Moro col curioso dettaglio, voluto dal pittore e dalla committenza e compreso dai fedeli veronesi nel primo 500, oggi considerato, se viene visto, una piega della veste, un cattivo restauro, o peggio, una goliardata! Invece…

La pala è dedicata a San Nicola di Bari, ma prima era di Mira, esalta l’importante figura di un grande vescovo e politico dell’antica cristianità d’oriente che ebbe i primi imperatori cristiani come sodali e anche oppositori verso la sua gente, oggi saremo in Turchia. Sta sulle nuvole in pompa magna con i completi paramenti sacri, dalla mitra al piviale, dal pastorale alla rossa stola incrociata sul petto e trattenuta in vita dal necessario cordone, ha guanti e rosse scarpe di velluto, e un’icona tessuta in fondo la veste. Con la mano destra impetuosa indica il crocifisso mirando a sant’Agostino non meno paludato di lui, ma più giovane e ancora con la barba nera, la sua ha il colore della saggezza e dell’autorità. Nella mano destra teneva i tre sacchettini d’oro, suo attributo consueto, specialmente dall’epoca gotica e solo in occidente. Per poter indicare il fine ultimo di tutti i cristiani indica la croce, e libera la mano dalle tre sacche dorate, riassunte in tre sfere, nel bianco grembo, che essendo seduto diventa una comoda sede, anche per poi riprenderle, Lotto ai Carmini veneziani, le fa tenere da un grazioso Angelo servente.

Lorenzo Lotto, 1529.Gloria di San Nicola. Particolare.

Nel medesimo grembo si è pure posto il grande e lungo fiocco bianco di seta, trattenuto in alto da una capocchia semisferica, fiocco che è il finale della cintura e che ha avrà il suo gemello oltre la gamba sinistra. È evidente e calcolato che i quattro oggetti lì combinati siano allusivi e sostitutivi alla virilità del potente vescovo, in uno stemma fallico e prorompente. San Nicola di Bari è patrono dei marinai in tutta l’Europa cristiana, sia per mare che per fiume, Adige compreso, infatti il mare sotto è in calma piatta e la barca viaggia a gonfie vele verso la sicura spiaggia, è il miracolo che sta avvenendo lì e ora! Sant’Agostino, con guanti dalle straripanti dita, col pastorale e con il piviale istoriato in rosso e verde e la bianca veste, sottolinea le tre virtù teologali, che determina con la mano destra e la spiaggia forse indica il famoso dilemma dell incomprensibile SS Trinità, che non non è contenibile dall’uomo. Sant’Antonio Abate eremita della Tebaide, col fedele e nero maiale, poggia le stanche mani sul bastone e sul petto, quest’ultima come fede e speranza, e pazienza l’altra , col campanello che avvisava l’arrivo degli appestati, dei quali lui era protettore. Nera é la veste, come l’antro dell’eremita ma azzurro come il cielo, che ora e sempre lo attira, è il resto della veste celestiale. La virtú è prerogativa dei Santi e non meno la loro virilità, parole che hanno la loro radice comune in vir, virtù tenuta a bada dalla castità e dalla continenza ma espressa, quando necessaria a combattere il demonio, il nemico il male, fosse anche il mare in tempesta o le seduttrici prostitute. Questo è il valore non casuale del benefico simbolo fallico, non malizia, ma benizia! Benedizione e forza d’animo, qui poi è tutta una storia tra maschi, pure i due devoti angeli in paradiso. Questo capivano i devoti davanti questa maestosa visione e insieme veduta del paradiso dei santi e della terra faticosa degli uomini.

Maestro Guerrino Lovato, Altavilla Vicentina, 20 ottobre 2021.

 
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Pubblicato da su 20/10/2021 in Articoli

 

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Il polittico di Ascoli

Carlo Crivelli data al 1473 il meraviglioso polittico di Ascoli e si firma VENETUS, l’origine veneziana, pur dalla lontana provincia, è un marchio di qualità e raffinatezza di una civiltà già quasi mitica. Questo è il più bello rimasto nelle Marche, assieme a quello, frammentario, di Montefiore dell’Aso.

Altri polittici altrettanto stupendi sono stati venduti e smembrati e ora sono protagonisti nei musei a Londra o a Milano. Senza dubbio, il pittore disegnava le congrue e intagliate cornici che accompagnavano l’occhio del devoto, dallo smalto alla pastiglia dorata, dal brillante colore su corpi nervosi e inquieti allo spazio circostante dove il vuoto e il buio sottolineavano il frammento di Paradiso in terra che il convegno di Maria e Gesù è dei Santi dipinti rappresentava. Nel polittico di Ascoli in Sant Emidio è evidente che la cimasa sia un esplicito riferimento al fastigio pentacolare e marmoreo della Basilica di San Marco a Venezia.

L’opera veneziana che corona la facciata della basilica ducale che omaggia il doge con la forma del corno ducale nell arco centrale, fu completata dal doge Steno,che aveva come emblema le stelle qui omnipresenti, nel primo 400. Dunque era già negli occhi dei veneziani come il marchio della gloriosa repubblica ducale. Più tardi, ma non troppo, alla fine del 400, Mauro Coducci, riprenderà il motivo con stilemi rinascimentali per la Scuola grande di San Marco ai Santi Giovanni e Paolo sempre a Venezia. Non so se ci furono legami diretti, oltre che l’ origine sempre rimarcata dei due pittori fratelli, tra la committenza e l’opera, forse tramite i mercanti e i banchieri veneziani che presenziavano le coste adriatiche. Non so nemmeno se questa mia diretta ma incontestabile osservazione sia già stata fatta anche se non mi risulta. L’architettura lignea e dorata che contiene le biografie iconografie distinte di ogni santo, ancora isolato nella propria nicchia, è una chiesa con arcate, portali e coronamento, per gli ascolani è il loro Duomo, per i veneti è solo San Marco. Dopo il restauro si vede meglio l’acqua del Giordano che lambisce, con piccole onde separate, la roccia della Fede dove il Battista, imparruccato e nervoso, indica l’Agnello di Dio e invita al battesimo. Acqua quasi invisibile ma di sostegno all’intera figura come l’acqua lo è dell’intera città lontana.

Maestro Guerrino Lovato, Venezia 10 ottobre 2021.

 
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Pubblicato da su 18/10/2021 in Articoli

 

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Pubblicato da su 13/09/2021 in Articoli, Eventi

 

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Il Vecchio Testamento a gambe all’ aria!

Antonio e Bartolomeo Vivarini da Murano dipingono nel 1450 il fastoso polittico della Certosa di Bologna ora nella pinacoteca della città. Il primo santo a sinistra, che è vescovo, munito di pastorale, Mitria e istoriato piviale, è santo Stefano di Châtillon, certosino morto a 59 anni nel 1208.

La lunga fascia interna del piviale, da sempre uno spazio usato per figurazioni sacre come il retrostante cappuccio, ha una serie di figure di profeti, non di Apostoli come ancora credono a Ostuni sul bel rosone del Duomo, ma di vari profeti con bizzarri cappelli e turbanti, a dire che erano dell’Oriente e lunghi cartigli con sacre scritture. Il piviale è fermato al centro da un enorme gioiello ovale con rilievi a pastiglia dorata. Ma non ho mai visto santi o profeti a testa in giù, se non per subire martiri, come l apostolo San Pietro, per sua esplicita volontà crocifisso capovolto. Qui i nostri pittori, che stanno entrando nelle spericolate prospettive rinascimentali, fanno girare all indietro il piviale, che mostra il suo interno rosso, all esterno è azzurro, e la fascia figurata che in un complesso piegarsi, ci mostra ben 2 figure complete di profeti , con le gambe all aria.

Certo non era decoroso mostrare sacre icone ribaltate, ma lo voleva la nuova osservazione della realtà. Hanno messo davanti il pastorale a confondere il difficile ” nodo” della stoffa che si rigira. Certo che l Antico Testamento lo si doveva lasciare alle spalle per fare posto alla Buona Novella, ma diremo, c’ è modo e modo… Anche meno alla lettera! Ma pure la sacra moda ha le sue regole.

Venezia, maestro Guerrino Lovato.

 
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Pubblicato da su 19/08/2021 in Video

 

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Luna rossa a Spello

Dunque… Nelle Crocifissioni alla destra di Cristo vi è il buon ladrone, sopra sempre il Sole, alla Sua sinistra vi è la Luna e sotto il cattivo ladrone. Sole e Luna possono essere bianchi o rossi, o personificati da piangenti maschili e femminili. Appaiono anche nelle Maestà e nei Paradisi.

A Spello, nella cappella dell’ospedale di Sant’Anna, patrona dei parti e delle malattie femminili, la Luna è rossa, sia nella Crocifissione che al centro della volta, a sottolineare l’importanza dell’astro notturno nei cicli femminili e nel tempo propizio dei parti.

Le aureole, in parte cadute erano dorate o bianche. La linea verticale tra la Luna al centro, rarissima posizione dominante e San Giovanni figlio diletto adottivo e sant’Anna Madre della Madre divina Maria che teneva il piccolo figlio di Dio, Gesù benedicente, è una linea verticale dall’alto al basso e viceversa, sul tema della prole, della figliolanza e della maternità la cui patrona assoluta era sant’Anna… e la sua luna rossa.

Maestro Guerrino Lovato, 6 agosto 2021

 
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Pubblicato da su 10/08/2021 in Articoli

 

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Il serpente non si mangia la coda del diavolo

L’allegoria, non allegria, magari!

Atene. Teatro di Dioniso. Sileno con pelle di pantera a cuscino, regge il podio. Arte greca del V sec. A.C.

Venezia, Campo San Giacometto. Il Gobbo di Rialto scolpito in pietra d’Istria da Pietro da Salò nel 1541. I veneziani che furono pure i possessori di Atene, conoscevano la statua di Sileno perché da sempre presente in situ e ne hanno riproposto il modello per la nota pietra dei bandi e delle punizioni eseguite dalla Nuova Repubblica Veneziana a imitazione e orgoglio della prima Repubblica Ateniese di 2000 anni prima.

Questa iconografia del telamone inginocchiato ha una sua peculiarità anatomica e funzionale, che non è condivisa dai telamoni romanici o gotici. Ma solo uno scultore e prete del 900, Fra Claudio Granzotto di Chiampo la utilizzò per il suo capolavoro, l’acquasantiera per Santa Lucia di Piave del 1928 in marmo di Carrara.

Qui il Sileno classico, passando dal virile Atlante veneziano di Rialto, diventa un indomabile e urlante demonio, pudicamente coperto da una pelle di serpente. Dalla pelle della pantera cara a Dioniso Bacco pagano, si arriva al serpente tentatore diabolico e vinto dell’olimpo cristiano. Al di sopra l’allegoria della Fede, in bronzo indicante l’acqua benedetta che sta in una colossale e virginale conchiglia sostenuta dalle notturne ali del nerboruto e satiresco maligno. La Fede cristiana nasce dall’Acqua del Battesimo come Venere dalla sua conchiglia marina: l’una, casta e vestita guarda il cielo, l’altra nuda guarda gli uomini!

Maestro Guerrino Lovato.

 
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Pubblicato da su 29/06/2021 in Video

 

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Quel sandaletto

Venezia, San Marco, cappella di San Clemente, Antonio Rizzo, primo Quattrocento.

In alto la Madonna della Passione con il Gesù spaventato che dall’agitazione perde il sandaletto. Antica iconografia bizantina, con il feriale e domestico dettaglio, nota nella pittura ortodossa ma non nella pittura pittura occidentale e tanto meno nella scultura, della quale questa è un unicum mai notato! Non solo il sandaletto infradito è scolpito in toto, forse l’altro è ancora nel piede sinistro, ma il sesso del bambino appare circonciso tra le vesti. L’unico figlio di Dio si sacrificherà per la salvezza degli uomini.

Maestro Guerrino Lovato

 
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Pubblicato da su 16/05/2021 in Articoli

 

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Il patriarca Noè medita sul lavoro degli uomini

Il sottarco dei mestieri, a San Marco, capolavoro della scultura romanica a Venezia.

Il patriarca Noè medita sul lavoro degli uomini. La famiglia di Noè, sotto la sua direzione e volontà voluta da Dio, prima lavora alla costruzione dell’Arca della Salvezza, simbolo del popolo eletto giusto e laborioso, e qui a Venezia, alla costruzione della città stessa, salvata e protetta dalle acque. Noè in palazzo Ducale e in San Marco è la figura vetero testamentaria più riprodotta e omaggiata, anche nel colossale formato della scultura dell’ebbrezza. Poi nel nartece di San Marco ha una delle più ampie storie mosaicate dove il suo possente nudo viene rappresentato per ben due volte, citando Ercole in riposo, stanco dalle fatiche e ubriaco, splendida figura prestata dalla cultura classica. Ancora nell’arco superiore esterno viene scolpita la scandalosa ma eloquente ebbrezza. I vecchi, i saggi, i padri non possono essere derisi nelle loro puerili debolezze, pena la condanna alla servitù. Riposa dalle fatiche del costruire con ingegno, metodo e mestiere, come anche l’invenzione dell’agricoltura. Noè che morirà a 950 anni è seduto nel trono intagliato che gli è dovuto, si appoggia e trattiene le utili stampelle. Il copricapo a zucca orientale lo colloca tra i primi profeti, ha lunghi capelli e barba ricciuta, una ampia veste e manto a larghe pieghe che non nasconde il nutrito ventre di Patriarca matriarcale. Medita col dito della mano destra nella bocca a segno del silenzio come stupore e rispetto, nella posa del meditativo e creativo malinconico. Sopra la sua testa si apre l’arcobaleno della conciliazione tramite l’attività umana, il lavoro come nobile percorso della vita che rende agli uomini nutrimento e libertà repubblicana, tutto sotto l’agnello di Dio, vertice e bussola di ogni attività. Per Venezia, l’Arca salvifica era sia la città sulle acque che la chiesa stessa, di San Marco, quintessenza del sapere dello Stato Ducale. Ecco perché i mestieri rappresentati con tanta vivacità e aneddotica escludono le attività suntuarie, del lusso e del piacere, che Venezia certamente produceva, ma come nella Prima repubblica romana, i valori comuni erano virtuosi se utili alle indispensabili attività, dalla pesca alla cantieristica, dalla muratura alla nutrizione. Noè osserva, esausto ma ancora creativo, il frutto della sua gente laboriosa e associativa. È il Doge vecchio e giudice, e la controfigura dell’artista anziano che come Dio si compiace della sua creazione. Per gli antichi l’Arte era tutto ciò.

Maestro Guerrino Lovato.

 
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Pubblicato da su 11/05/2021 in Video

 

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Art Dossier – Se lo Stato butta via faccio io e così sia.

Antonio Canova il Giovane 1838

Antonio Canova il Giovane. Gruppo accademico con figura dolente e figura giacente (1838) gesso, altezza 141 cm, particolare.


Art Dossier – Giugno 2017

Se lo Stato butta via faccio io e così sia.
di Fabio Isman

Il tesoro dei magazzini della storica fonderia veneziana di Emanuele Munaretti rischiava di andare perduto se non fosse stato acquistato da Guerrino Lovato, studioso d’arte e artigiano. Ma c’è di più. La raccolta di gessi, sculture, calchi ha trovato dimora da gennaio scorso, per dieci anni, in un museo creato apposta a Cerea (Verona). E salta fuori un nuovo artista, Antonio Canova “il giovane” : era ignoto.

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Art_Dossier_Giugno_2017

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“l’Anima e il Volto” – La collezione della Fonderia Artistica Munaretti di Venezia in mostra permanente a Cerea.

 

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Guerrino Lovato – I misteri del carnevale

https://enigmidarte.files.wordpress.com/2017/02/guerrino_lovato_venezia_carnevale_2017.jpg

Se desiderate saperne di più sul Carnevale, guardate questo video:

 
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Pubblicato da su 22/02/2017 in Articoli, Eventi, Video

 

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