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Santi fin da piccoli! Rare iconografie della nascita nell’agiografia cristiana

Gesù nasce in una grotta e così san Francesco, alter Cristus, nascerà da Pica in una stalla durante un viaggio, vedi per esempio J. Ligozzi agli Ognissanti a Firenze. L’imitazione a Cristo non si fisserà solo nelle stigmate ma anche nella varie tappe della vita del poverello di Assisi.

A ritroso, anche la nascita di sant’Ambrogio avrà il miracolo delle api che usciranno come ambrosia dalla bocca del neonato a significare la potente parola futura. San Benedetto, vedi i Carracci a san Giovanni in bosco a Bologna, ma anche il meno noto san Leonardo, nella cappella di Leonardo e Paola Gonzaga a Gorizia, hanno il privilegio di vedere rappresentato il loro primo bagnetto: la madre a letto e le levatrici laboriose che lo accudiscono. La nascita del Battista è caratterizzata dalla presenza di Zaccaria che ne scrive il nome, non potendo parlare, perché punito per non aver creduto a Dio che lo voleva padre naturale, benché fossero anziani sia lui che la madre Elisabetta.

La Madonna poi, nasce da sant’Anna con Gioacchino spesso presente alla scena, anziani pure loro ma qui gli angeli presenziano al miracoloso evento. Anna, sdraiata nel letto, viene prontamente nutrita con uova fresche. Il bizzarro e geniale Amico Aspertini, nei primi anni del Cinquecento, predella in Pinacoteca Nazionale tra Ferrara e Bologna, rappresenta la sequenza dell’uovo freschissimo portato alla puerpera. In primo piano un gallo si abbassa a terra per vedere l’ano della gallina che ha prontamente alzato la zampa per esibire la fuoriuscita del nutriente e tiepido alimento in arrivo. Nemmeno gli attuali cartoni animati sono arrivati a tanta innaturale e comica scenetta, con posture che i gallinacei non fanno mai! Ma l’arte sì. Ma il santo che ebbe anticamente più fortuna per la sua precocissima fede e astinenza fu san Nicola da Mira, ora da Bari, uno dei santi più diffusi e raccontati in tutta Europa, anche perché protettore delle acque, dei mulini, delle imbarcazioni e dei viaggi per mari e per fiumi. Racconta la sua leggenda che san Nicolino rifiuta la poppa e la pappa per pregare e digiunare, le levatrici ne sono stupite, la madre capisce e prega pure lei. La innaturale scena del  bimbo Nicola in piedi nel bacile, dove deve essere lavato, che prega come un battezzando, e rifiuta l’igiene e il cibo è nota, pure in scultura, come il primo digiuno di un presunto vorace neonato che anche per questo sarà Santo.

Nella Cappella di san Nicolò nel duomo di Pordenone vi sono varie storie del santo di un anonimo del secondo Quattrocento di ottima fattura sia coloristica che prospettica e narrativa. Non manca la ricca scena del digiuno e la preghiera di san Nicola puero ,che sta nudo ritto in piedi nella bassa tinozza, con l’aureola, le manine incrociate sul petto nel gesto della Speranza, mentre la futura Carità è imitata dalla stupita levatrice con le braccia aperte, e la madre e l’altra serva sono a mani giunte come segno di Fede; l’inutile pappa in arrivo si raffredderà e la solerzia della cameriera col cibo sarà inutile. A pochissimi metri vi è il famoso fonte battesimale del Pirgotele del 1506 forse tornato nella primitiva cappella del battistero, con le 4 portelle del Pordenone dipinte verso il 1534, ora in riproduzione fotografica, le originali sono al Museo. Non so se la disposizione delle 4 vivaci scenette sia come all’origine, ma la Nascita del Battista del Pordenone e quella di san Nicola nella cappella adiacente del maestro di fine Quattrocento, si vedono contemporaneamente. Pordenone trascura la presenza tradizionale di Zaccaria che scrive, ma rapresenta, copiando la nascita di Nicola, il medesimo miracolo di una fede precocissima che fa stupire le due levatrici mentre Giovannino ed Elisabetta, con la rispettiva aureola, pregano a mani giunte. Il ricco desco col cibo, vino rosso e pane, è portato dalla cameriera che nessuno considera. Si prega e si digiuna, mentre il cibo esce da una fornita cucina con i bagliori del fuoco acceso. Questa scena della precocissima devozione del Battista mi è nuova. Per quanto sappiamo dalle Leggende, già da piccolo san Giovanni lascerà i genitori per ritirarsi nel deserto.

Credo che questa inedita iconografia della nascita del Battista che prega nella tinozza tiepida non sia altro che la ripresa del noto miracolo di san Nicola che tanto doveva piacere nei racconti della vita dei santi, e pure il Giovannino, nella sua fonte battesimale alla quale allude anche il bacile nel quale è posto, non poteva essere da meno di san Nicolino in virtù di fede e di astinenza e se non altro di priorità temporale e gerarchica. Direi che questo è un caso di “buon vicinato”, dove l’immagine si spiega solo se sta nel luogo per la quale fu dipinta e il colloquio tra le due icone è un clamoroso caso di contaminazione e imitazione concorrenziale tra due miracolose nascite e due famosi Santi. Giovanni non era certo da meno di Nicola, ed essendo più antico aveva diritto a impossessarsi anche di questa virtù dell’astinenza che finora era solo prerogativa di Nicola, le virtù sorprendenti dei Santi non si vietano a nessuno!

Venezia, 6 febbraio 2020.

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Pubblicato da su 18/02/2020 in Video

 

Simone Cantarini, Cima da Conegliano e Giovanni Bellini

Simone Cantarini. Il Piccolo gli offre una rosa, ma col rosario, e le esibisce la Croce finale, sebbene già stia nel bianco sudario, si ritrae sulla schiena nel gesto retorico dell’esibire, Lui la guarda negli occhi Lei mira la croce!

Cima da Conegliano a Bologna. Lui con le braccine in croce l’avverte della morte e sepoltura che dovrà affrontare, Lei, timidamente, cerca di separare le manine dal luttuoso gesto evocativo, chiedendo pure a noi di allontanare il triste presentimento!

Giovanni Bellini, Museo Correr, Venezia. Nel nome del padre e del figlio… Il segno della croce interrotto… Bellini lo farà anche nella struggente Pietà di Brera.

 
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Pubblicato da su 25/01/2020 in Video

 

La Pala feriale del Trecento in San Donato a Murano

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Anonimi veneziani del Trecento, tre Santa Lucia con corona, palma e lucerna accesa. Museo Correr, Venezia.

Polittico di Murano, San Benedetto con il pastorale o San’Antonio da Padova con il giglio.

La pubblicazione di queste immagini è stata permessa da don Luca, parroco di Santa Maria e Donato, che ne ha vincolato l’uso solo per questo studio.

Maestro Guerrino Lovato, Venezia 5 gennaio 2020.

 
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Pubblicato da su 07/01/2020 in Articoli

 

Sacra famiglia

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Miniatura francese del XV secolo. Da un “libro d’ore”, manuale di preghiera per dame aristocratiche.

Rara ma nota, la madre preveggente e sapiente sta sul sacro testo del destino, il padre putativo adempie alle piccole faccende quotidiane… Il bue dei gentili, guida con la campana alla sacra grotta… L’asino ebreo si accomuna al consanguineo Giuseppe… Invidiandogli l’aureola! Domina il rosso della Carità, prima tra le virtù cristiane.

Allusiva alla croce è la capriata sopra la testa pensante di Maria.

La schiena dell’asino ebreo carica della portantina allude alla pazienza e fatica che il popolo eletto deve ancora sopportare per vedere la NUOVA LUCE.

Il libro allude alla “Buona Novella”, i Vangeli sono libri chiusi, non cartigli o filatteri come l’Antico Testamento, dunque Lei legge il futuro! La Croce come fasce sul piccolo Gesù, croce ripetuta anche nella sua aureola segnano il suo predestinato sacrificio. Gesù e Giuseppe sono in terra, segno di umiltà. LEI sopra un rettangolare letto, leggente, perché è SEDE DELLA SAPIENZA.

Il naso aquilino di Giuseppe lo caratterizza come ebreo e la calvizie come saggio anziano e padre putativo, diremo impotente… Il suo piede calzato pesta la rossa veste di Maria. La veste di Maria rappresenta la Chiesa tutta, la vecchia religione ebraica ne è alla base e quasi di intralcio!

Il bianco velo di Maria, sollevato da un lato, è segno di pudicizia e riserbo, si mostra solo momentaneamente a noi, poi si coprirà, come le oneste donne e madri, coprendo pure i biondi sensuali capelli!

Il libro del futuro che Maria legge, ha nel lato destro i cinque misteri dolorosi evocati dalle tre croci, aureola di Gesù, fasce di legatura e travature della capanna, e sul lato sinistro, dove sta ora leggendo serenamente, ci sono quattro dei cinque misteri gaudiosi, il primo è appunto la Natività, che non va elencato perché, con loro, lo stiamo vedendo e vivendo!

I 100 punti d’oro sulla coperta? Alla prossima puntata!

 
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Pubblicato da su 05/01/2020 in Articoli

 

IL PESCATORE PESCATO

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Marco BASAITI, 1510, Pala di Sant’Andrea della Certosa. Gallerie dell’Accademia,Venezia.

Mentre Cristo invita i figli di Zebedeo, Giacomo e Giovanni, ad abbandonare la pesca per diventare  PESCATORI DI UOMINI, si materializza in primo piano LA CURIOSA METAFORA. Il giovane e incognito pescatore, leggi NOI FEDELI, distratto dalle parole di Cristo si veste di rete, è pescato! Il primo a lasciare la vita attiva per scegliere la predicazione cristiana.

Soggetto e oggetto, un pesce in rete salvato. Dalle barche in primo piano assistiamo alla vocazione dei figli di Zebedeo. Unico grande documento, nel sacro, della attività della pesca esibita con dovizia e onestà materiale, la brocca del vino e la pagnotta nella stiva, oltre a essere il magro pasto del pescatore sono i materiali dell’Eucarestia, benedetti da Cristo, esattamente sopra, e dal sacerdote celebrante sotto, sull’altare maggiore della chiesa. Tutti pescatori tranne Cristo falegname e forse carpentiere, la navicella era la Chiesa stessa.

 
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Pubblicato da su 16/12/2019 in Video

 

PESCATORI DI UOMINI

 

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La vocazione dei figli di Zebedeo, di Marco Basaiti 1510, Venezia, Gallerie dell’Accademia.

La grande Pala d’altare della chiesa isolana di Sant’Andrea della Certosa rappresenta la vocazione dei figli di Zebedeo. Cristo è a terra tra i fratelli Pietro e Andrea, scalzi pescatori come tutti in questa rappresentazione. Cristo benedicente guarda Giacomo che si è genuflesso e con la mano sinistra si indica il petto mentre con la destra indica la terra nella quale è sceso, Giovanni in piedi, appena sceso dalla barca, ribadisce il gesto della mano destra sul cuore a segno di fedeltà e con la sinistra indica il padre Zebedeo, che sta ancora nella prua della barca e con la mano sinistra indica i due figli donati a Cristo. Gli stessi gesti di fede e invito sono ripetuti da Pietro che si stringe la povera cinta e da Andrea, che unico che ci guarda, invita con la mano aperta, a seguire la chiamata di Cristo. Il lago di Tiberiade, attraversato dal ponte augusteo di Rimini che porta in una turrita città, sta al fondo di alti monti abitati da castelli, rovine e grotte eremitiche. Il lago calmo con la secca barena di sassi e conchiglie sulla quale poggiano i protagonisti, riproduce brani di laguna veneta.

Le barche lontane e le due prue in primo piano, i remi, le forcole povere con la corda, le cime a matassa, la tavola per l’approdo, le reti e i rustici strumenti da pesca, fanno di questa pala il più grande omaggio al mestiere del pescatore e dei suoi strumenti e metodi di lavoro che la pittura veneziana abbia mai fatto attraverso una storia sacra. Se pensiamo che era la pala dell’altare maggiore di Sant’Andrea e che il celebrante e i fedeli erano “in barca” per godere della scena della Vocazione, ci rendiamo conto che il pittore volle metterci tutti nella barca dei pescatori. Tutti siamo chiamati. In primo piano vi è un silente e anonimo giovane pescatore con i capelli arruffati che ci volta completamente la schiena, ha una gamba a penzoloni e l’altra comodamente piegata,con la mano destra si regge alla tavola della banchina e con la sinistra tiene una lunga e flessuosa canna con filo da pesca che cade in acqua.

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Nella barca alla sua destra è posta una grande rete a maglie larghe, alla sua sinistra, nella cambusa dell’altra barca si vede il povero pasto dei pescatori, una brocca bianca di vino e un pane; stanno esattamente sotto il gesto benedicente di Cristo a dirci dell’Eucarestia che lì davanti veniva quotidianamente celebrata.

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Il vestito di grossa lana turchina del giovane pescatore con le maniche rimboccate è tutto percorso in superficie da una maglia più chiara come una rete, è vestito di rete, perché? Perché Cristo in un quel momento sta dicendo ai giovani Giacomo e Giovanni: “Vi farò pescatori di uomini e non di pesci!”.

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Il giovane è l’uomo “pescato”, nella metaforica rete della fede, la materializzazione perfetta, sia visiva che concettuale della curiosa e concreta parabola cristiana. Il primo pesce pescato alla salvezza. In un mondo acqueo fatto di reti, pesce e barche, l’enigmatico personaggio che ci nega il volto, dipinto magistralmente dal Basaiti che si firma li vicino, è il nuovo fedele cristiano, che si ritrae dalla pesca, ascolta il verbo e si fa “pescare” dalla parola del Messia, figlio di un falegname tra tanti i pescatori.

Maestro Guerrino Lovato. Venezia, 21 novembre 2019. Festa della Salute.

 
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Pubblicato da su 16/12/2019 in Articoli

 

Di Guerrino non ne basta uno solo!

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Di Guerrino non ne basta uno solo! di Nicoletta Metri. Venezia, 2019

 
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Pubblicato da su 27/11/2019 in Video

 
 
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