RSS

Archivi tag: Venezia

Il polittico di Ascoli

Carlo Crivelli data al 1473 il meraviglioso polittico di Ascoli e si firma VENETUS, l’origine veneziana, pur dalla lontana provincia, è un marchio di qualità e raffinatezza di una civiltà già quasi mitica. Questo è il più bello rimasto nelle Marche, assieme a quello, frammentario, di Montefiore dell’Aso.

Altri polittici altrettanto stupendi sono stati venduti e smembrati e ora sono protagonisti nei musei a Londra o a Milano. Senza dubbio, il pittore disegnava le congrue e intagliate cornici che accompagnavano l’occhio del devoto, dallo smalto alla pastiglia dorata, dal brillante colore su corpi nervosi e inquieti allo spazio circostante dove il vuoto e il buio sottolineavano il frammento di Paradiso in terra che il convegno di Maria e Gesù è dei Santi dipinti rappresentava. Nel polittico di Ascoli in Sant Emidio è evidente che la cimasa sia un esplicito riferimento al fastigio pentacolare e marmoreo della Basilica di San Marco a Venezia.

L’opera veneziana che corona la facciata della basilica ducale che omaggia il doge con la forma del corno ducale nell arco centrale, fu completata dal doge Steno,che aveva come emblema le stelle qui omnipresenti, nel primo 400. Dunque era già negli occhi dei veneziani come il marchio della gloriosa repubblica ducale. Più tardi, ma non troppo, alla fine del 400, Mauro Coducci, riprenderà il motivo con stilemi rinascimentali per la Scuola grande di San Marco ai Santi Giovanni e Paolo sempre a Venezia. Non so se ci furono legami diretti, oltre che l’ origine sempre rimarcata dei due pittori fratelli, tra la committenza e l’opera, forse tramite i mercanti e i banchieri veneziani che presenziavano le coste adriatiche. Non so nemmeno se questa mia diretta ma incontestabile osservazione sia già stata fatta anche se non mi risulta. L’architettura lignea e dorata che contiene le biografie iconografie distinte di ogni santo, ancora isolato nella propria nicchia, è una chiesa con arcate, portali e coronamento, per gli ascolani è il loro Duomo, per i veneti è solo San Marco. Dopo il restauro si vede meglio l’acqua del Giordano che lambisce, con piccole onde separate, la roccia della Fede dove il Battista, imparruccato e nervoso, indica l’Agnello di Dio e invita al battesimo. Acqua quasi invisibile ma di sostegno all’intera figura come l’acqua lo è dell’intera città lontana.

Maestro Guerrino Lovato, Venezia 10 ottobre 2021.

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 18/10/2021 in Articoli

 

Tag: , , , , , , ,

Il serpente non si mangia la coda del diavolo

L’allegoria, non allegria, magari!

Atene. Teatro di Dioniso. Sileno con pelle di pantera a cuscino, regge il podio. Arte greca del V sec. A.C.

Venezia, Campo San Giacometto. Il Gobbo di Rialto scolpito in pietra d’Istria da Pietro da Salò nel 1541. I veneziani che furono pure i possessori di Atene, conoscevano la statua di Sileno perché da sempre presente in situ e ne hanno riproposto il modello per la nota pietra dei bandi e delle punizioni eseguite dalla Nuova Repubblica Veneziana a imitazione e orgoglio della prima Repubblica Ateniese di 2000 anni prima.

Questa iconografia del telamone inginocchiato ha una sua peculiarità anatomica e funzionale, che non è condivisa dai telamoni romanici o gotici. Ma solo uno scultore e prete del 900, Fra Claudio Granzotto di Chiampo la utilizzò per il suo capolavoro, l’acquasantiera per Santa Lucia di Piave del 1928 in marmo di Carrara.

Qui il Sileno classico, passando dal virile Atlante veneziano di Rialto, diventa un indomabile e urlante demonio, pudicamente coperto da una pelle di serpente. Dalla pelle della pantera cara a Dioniso Bacco pagano, si arriva al serpente tentatore diabolico e vinto dell’olimpo cristiano. Al di sopra l’allegoria della Fede, in bronzo indicante l’acqua benedetta che sta in una colossale e virginale conchiglia sostenuta dalle notturne ali del nerboruto e satiresco maligno. La Fede cristiana nasce dall’Acqua del Battesimo come Venere dalla sua conchiglia marina: l’una, casta e vestita guarda il cielo, l’altra nuda guarda gli uomini!

Maestro Guerrino Lovato.

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 29/06/2021 in Video

 

Tag: , , , , , , , ,

La Torre dei lussuriosi e degli imprudenti

La costruzione della Torre di Babele nel mosaico del nartece di San Marco Venezia (XIII sec.), ha tre figure centrali problematiche e anomale. Sulla scala un manovale robusto porta la calce, ha un piccolo manto legato da una cordicella che lo ripara dalla frizione col pesante secchio. Il bianco perizoma è aperto esibendo un vistoso membro tracciato con chiarezza. In basso a sinistra, dietro di lui, un giovane, in tunica, interloquisce con un muratore munito di mazzetta e che sta in alto, agitando la mano destra, ma con la sinistra, infilata sotto la tunica blu si tocca i genitali.

Un altro con la mano sinistra fa capire che il suo linguaggio non viene inteso, con la destra nascosta forse imita il precedente.

Al centro, sotto la torre in costruzione, curiosa un bambino, tra mattoni e carrucole, non certo il luogo più sicuro per un giocoso e solitario infante. Le tre figure sottolineano che la superbia laboriosa dei babilonesi non era l’unico vizio capitale che li caratterizzava, erano anche lussuriosi e imprudenti. Se l’esibizione del sesso è viziosa seduzione in un ambiente di maschi che preannuncia il carattere della futura città di Sodoma, la maliziosa mano nascosta del giovane in tunica blu è un soggetto più raro, ma sempre connotante una minaccia a una umiliazione peccaminosa. In attesa di altri riscontri, metto a confronto un dipinto di 500 anni dopo, di Tiepolo a sant’Alvise a Venezia. Nell’incoronazione di spine, dove la sadica parodia regale deride, umilia e violenta con sputi e gesti, pensiamo alle oscene gesta delle fiche, qui sono sostituite dal malizioso giovane che mostrando il culo infila ambedue le mani sotto la veste a preparare un azione tutt’altro che benevola. Non solo per superbia crollerà la torre nella confusione verbale, ma anche per la lussuria e l’imprudenza. In nessuna altra iconografia della pur famosa torre ho trovato queste allusioni.

Maestro Guerrino Lovato

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 02/06/2021 in Articoli

 

Tag: , , , , , , , , , ,

Quel sandaletto

Venezia, San Marco, cappella di San Clemente, Antonio Rizzo, primo Quattrocento.

In alto la Madonna della Passione con il Gesù spaventato che dall’agitazione perde il sandaletto. Antica iconografia bizantina, con il feriale e domestico dettaglio, nota nella pittura ortodossa ma non nella pittura pittura occidentale e tanto meno nella scultura, della quale questa è un unicum mai notato! Non solo il sandaletto infradito è scolpito in toto, forse l’altro è ancora nel piede sinistro, ma il sesso del bambino appare circonciso tra le vesti. L’unico figlio di Dio si sacrificherà per la salvezza degli uomini.

Maestro Guerrino Lovato

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 16/05/2021 in Articoli

 

Tag: , , , , , ,

Noè

San Marco, pozzo del nartece, mosaici del Zuccato su cartoni di Salviati, seconda metà del Cinquecento. Rara immagine del Profeta Noè, così segnato nel cartiglio con la P. Interessante il gesto che ci rivolge, a indicare il senso della vista, che in senso biblico era violare una persona indifesa, offesa che aveva ricevuto dal figlio Cam, poi maledetto, mentre dormiva nudo e ubriaco sotto la vigna. Interessante, che cercando un elemento che lo caratterizzi, Noè che di solito tiene in mano un modellino dell’Arca, qui lui esibisca il gesto del VEDERE che non COMMISE! Ma tutti capivano che alludeva al famoso scherno di Cam. Tra San Marco e il Ducale presenzia ben cinque volte, e gode di un’ampia illustrazione delle sue gesta, cinque volte Noè è raccontato, compreso il ruolo del vecchio artefice nell’arco dei mestieri, letto altresì come l’architetto infelice. Così lo rappresenta Tintoretto nel Paradiso, con l’Arca in mano. Rimane che il VEDERE così sottolineato implica il racconto biblico, l’opera d’arte in mosaico e la nostra complice presenza.

Maestro Guerrino Lovato, 1 maggio 2021

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 12/05/2021 in Articoli

 

Tag: , , , , ,

Il patriarca Noè medita sul lavoro degli uomini

Il sottarco dei mestieri, a San Marco, capolavoro della scultura romanica a Venezia.

Il patriarca Noè medita sul lavoro degli uomini. La famiglia di Noè, sotto la sua direzione e volontà voluta da Dio, prima lavora alla costruzione dell’Arca della Salvezza, simbolo del popolo eletto giusto e laborioso, e qui a Venezia, alla costruzione della città stessa, salvata e protetta dalle acque. Noè in palazzo Ducale e in San Marco è la figura vetero testamentaria più riprodotta e omaggiata, anche nel colossale formato della scultura dell’ebbrezza. Poi nel nartece di San Marco ha una delle più ampie storie mosaicate dove il suo possente nudo viene rappresentato per ben due volte, citando Ercole in riposo, stanco dalle fatiche e ubriaco, splendida figura prestata dalla cultura classica. Ancora nell’arco superiore esterno viene scolpita la scandalosa ma eloquente ebbrezza. I vecchi, i saggi, i padri non possono essere derisi nelle loro puerili debolezze, pena la condanna alla servitù. Riposa dalle fatiche del costruire con ingegno, metodo e mestiere, come anche l’invenzione dell’agricoltura. Noè che morirà a 950 anni è seduto nel trono intagliato che gli è dovuto, si appoggia e trattiene le utili stampelle. Il copricapo a zucca orientale lo colloca tra i primi profeti, ha lunghi capelli e barba ricciuta, una ampia veste e manto a larghe pieghe che non nasconde il nutrito ventre di Patriarca matriarcale. Medita col dito della mano destra nella bocca a segno del silenzio come stupore e rispetto, nella posa del meditativo e creativo malinconico. Sopra la sua testa si apre l’arcobaleno della conciliazione tramite l’attività umana, il lavoro come nobile percorso della vita che rende agli uomini nutrimento e libertà repubblicana, tutto sotto l’agnello di Dio, vertice e bussola di ogni attività. Per Venezia, l’Arca salvifica era sia la città sulle acque che la chiesa stessa, di San Marco, quintessenza del sapere dello Stato Ducale. Ecco perché i mestieri rappresentati con tanta vivacità e aneddotica escludono le attività suntuarie, del lusso e del piacere, che Venezia certamente produceva, ma come nella Prima repubblica romana, i valori comuni erano virtuosi se utili alle indispensabili attività, dalla pesca alla cantieristica, dalla muratura alla nutrizione. Noè osserva, esausto ma ancora creativo, il frutto della sua gente laboriosa e associativa. È il Doge vecchio e giudice, e la controfigura dell’artista anziano che come Dio si compiace della sua creazione. Per gli antichi l’Arte era tutto ciò.

Maestro Guerrino Lovato.

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 11/05/2021 in Video

 

Tag: , , , , , , ,

San Marco

Venezia, San Marco, nartece, Crocifissione della seconda metà del Cinquecento da un cartone del Salviati e mosaico degli Zuccari.

La croce è curiosamente spostata a sinistra per lasciare spazio al cavaliere sul cavallo bianco che irrompe in scena. Rara iconografia che ho notato con l’amico Sergio Baldan che ha scritto poi un saggio in stampa su Arte veneta. Si tratta del quarto Cavaliere dell’Apocalisse, con tutti i significati catartici logici in questo contesto. Rara iconografia ripresa solo da Palma il Giovane in due pale d’altare a New York e ad Augsburg. In una lunetta la croce va posta parallela al fedele, e va al centro, ma per fare posto all’apparizione apocalittica il pittore la decentra, creando una vistosa assimetria, anche spirituale! Alla fine dell’Ottocento l’editore Ongania farà disegnare il mosaico e lo riprodurrà nei suoi preziosi libri, e non capendo il soggetto e la particolarità compositiva, fa mettere la croce esattamente al centro. Il saggio del Baldan e mio spiega per filo e per “sogno” tutta la questione.

Maestro Guerrino Lovato, aprile 2021

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 10/05/2021 in Articoli

 

Tag: , , , ,

Immagine

INVITO: Un racconto per immagini di Guerrino Lovato – LA LEVATRICE INCREDULA – Venezia, 17 dicembre 2016

levatrice-incredula-venezia

 

Tag: , , , ,

Visioni polisceniche nel Battesimo di Cristo di Luca Signorelli a San Medardo in Arcevia

Battesimo di Cristo di Luca Signorellidi Guerrino Lovato e Giampietro Catalini

Dopo il polittico Di San Medardo firmato e datato Luca Signorelli 1507, ancora in sito malgrado l’attuale difficile lettura, il pittore di Cortona dipinge con aiuti il Battesimo di Cristo per la confraternita di San Gianne (Giovanni Battista) nel 1508.

La complessa ancona è ben visibile in San Medardo, completa di cornice e predella, firmata nella grande scena del Battesimo, Luca Signorelli de Cortona; si ha puntuale documentazione che il maestro firmò il contratto e che le piccole figure laterali e della predella sono di Luca di Paolo da Matelica e forse di Girolamo Genga.

Specialmente in quest’ultima si sente il segno e la dinamica del Signorelli e proprio sulle trascurate scenette con i fatti della vita e del martirio del Battista si e’ inceppato il nostro sguardo con dei risultati per noi rari e sorprendenti dal punto di vista iconologico.

La grande scena del Battesimo ha nel bel brano di cielo cristallino, di colline vellutate e di acque correnti la presenza del selvatico Battista, qui ben pettinato per  l’occasione sia nella sua testa che nella sua veste caprina, ammantato di rosso–carità e reggente il legno della croce-fede procede al battesimo di Cristo. Cristo dai lunghi ordinati capelli divisi sulla fronte e posti dietro l’orecchio, reclina umilmente il capo e con la mano sinistra indica pudicamente il cuore, gesto di fede, e con la mano destra sembra contemporaneamente indicare il Battista, proteggere i fedeli oltre l’altare dipinto e praticare una sommessa benedizione. Se il gesto di indicare Cristo è il simbolo del Battista “Ecce agnus dei” qui è Cristo a indicare il Suo cartiglio come a chiudere la missione del Precursore e nella predella troveremo il resto.

Battesimo di Cristo Signorelli. Particolare

L’atletico e candido corpo di Cristo di energica anatomia scolpito, è coperto dal più bello e curioso perizoma della pittura rinascimentale: un telo a strisce fitte e colorate della migliore fattura orientale, a dire del fatto e del luogo storico di dove avviene l’evento ossia sul fiume Giordano in Palestina e non nel vicino fiume Misa o Cesano. Un prudente nodo, simbolo altresì di congiunzione tra l’antico e il nuovo testamento, solleva dall’acqua il telo allo scopo di usarlo poi asciutto come indumento intimo di Cristo che non abbisogna di essere lavato o immerso, essendo puro per sua ‘natura’, ma solo simbolicamente asperso sul capo, pratica ormai comune nell’applicazione del sacramento ai neonati già all’inizio del 1500.

Se Cristo non abbisogna di lavarsi, ne hanno necessità i fedeli del Battista nello sfondo; quello a destra già lavato e battezzato ancora con i capelli umidi si riveste indossando la scarpa destra, la sinistra lo attende vicino e il piede sta in ammollo ripetendo la colta posa dello Spinario classico. Il secondo si sta spogliando già con i piedi nell’acqua completamente nudo e senza le mutande che il prudente Piero della Francesca invece gli mise ad Arezzo.

Battesimo di Cristo Signorelli. Particolare

In questa grande scena Luca Signorelli applica la prassi della narrazione poliscenica in una accezione singolare: è il prima, il durante, (ossia il battesimo) e il dopo di quanto ha fatto Cristo in persona per battezzarsi. Allo stesso tempo Cristo, figlio diletto del presente bianco Padre è esempio all’umanità intera, riassunta nelle tre età dei bagnanti. Il Battista riverente e commosso è vero specchio del volto divino di Cristo, precursore e modello anche fisico. Se a sinistra la scena induce alla vita contemplativa dei fedeli battezzandi, a destra dietro al Battista un’ alta collina indica la feriale attività umana; cavalieri e viandanti scendono al fiume, uno si è infortunato il piede a dirci che la vita attiva, così come i beni terreni, è in balia della fortuna e dei ladri. La predella sottostante racconta in cinque scene i fatti della vita e della morte per decapitazione del Battista.

Battesimo_di_Cristo_Signorelli_vita_di_Battista
La prima scena racconta la nascita dalla vecchia madre Santa Elisabetta del piccolo Giovanni qui lavato dalle due levatrici, vicino sta Zaccaria ancora muto per non aver creduto alla tarda fertilità della moglie e costretto a scrivere il nome del neonato non potendolo pronunciare. Sia Zaccaria che Elisabetta che Giovannino sono muniti di aureola e lo dovrebbe essere pure la levatrice in rosso col manto blu perchè è Maria la futura madre di Cristo che secondo gli apocrifi aiutò la cugina a partorire, rara ma non inedita iconografia. Basti osservare nel Polittico di San Medardo come Luca Signorelli rappresenta la Vergine Maria nell’Annunciazione o nella Natività sono uguali a questa. E’ noto un dipinto col medesimo soggetto di Tintoretto, ora a all’ Hermitage a San Pietroburgo, dove Maria levatrice è qui l’unica a avere l’aureola.

La nascita di San Giovanni Battista. Tintoretto - Hermitage - San Pietroburgo

La nascita di San Giovanni Battista. Tintoretto – Hermitage – San Pietroburgo

La seconda scena della predella rappresenta la Predica del Battista ma sullo sfondo vi e’ un fatto precedente ossia il giovane Battista, già munito di croce e di pelle di capra, che digiuna solitario nel deserto. Al centro la terza scena con La rampogna del Battista davanti a Erode e alla concubina Erodiade;  qui il Battista è a palazzo elegante come nella grande scena centrale del Battesimo che qui sotto logicamente manca. La quarta scena include due fatti costringendoci, per comprenderla, a passare sull’ultima predella. Vi è la danza di Salomè di rosa vestita e in vorticosi movimenti assieme al risultato macabro di tanta seduzione, ossia l’arrivo in un bacile della testa staccata del Battista. La presenza del truce trofeo fa inorridire i commensali con vistosi gesti di ripugnanza e dolore, Erode quasi perde la corona, ma perchè Salomè continua la danza? E’ la logica della narrazione poliscenica, il secondo racconto dell’arrivo della testa staccata si sovrappone al primo della danza di Salomè e come in un teatro sacro o sacra rappresentazione non cambia la scenografia e nemmeno gli attori, semplicemente i due fatti avvengono nello stesso tempo, il prima e il dopo…il durante o il fatto mancante è lì vicino, ossia la Decollazione.

Battesimo_di_Cristo_Signorelli_Vita_del_Battista

Il martirio del precursore avviene nell’atrio di una prigione, la cella con la finestrella è nel fondo. Due soldati con lancia sorvegliano l’esecuzione, il carnefice a torso nudo già inguaina la spada, il Battista in ginocchio e con le mani legate dietro la schiena è già decapitato e la sua testa sta cadendo ora nel bacile d’argento versando copioso sangue dal collo, un soldato sistema la testa sul piatto e inorridito dalla violenta azione gira la testa per non vedere. Qualcuno in piedi a sinistra, vestito di verde e  di un manto rosso, forse quello del Battista, con le mani pazienti sul grembo osserva impotente la violenza degli uomini sul Giusto. Penso sia Cristo in persona che da lontano segue la vicenda del Battista e nel Vangelo di Matteo si dice che i discepoli ne portarono la triste notizia. I capelli lunghi e l’orecchio scoperto corrispondono ai tipi di Cristo del Signorelli come quello di Cortona nella Comunione degli apostoli , o di Loreto nell’Incredulità di Tommaso. Nella decollazione del Battista mai abbiamo visto la presenza di Cristo e pensiamo che questo di Arcevia sia un unicum!  Nel martirio di Santo Stefano è San Paolo giovane  a reggere le vesti del Protomartire. Di nuovo la narrazione in un’unica scena pone due fatti distinti e lontani nel tempo e nello spazio simultaneamente. Solo la pittura può fare questo e il Signorelli ne è maestro. Il pubblico e i committenti  sapevano distinguere e raccontare, la Legenda Aurea e i Vangeli letti e commentati entravano nella “ visione”  fissa dell’icona e  del sacro  e non nella “veduta” razionale delle cose degli uomini, a questo ancora non serviva la pittura e tanto meno quella sacra.

Venezia, settembre 2016
Guerrino Lovato e Giampietro Catalini

Per gli appassionati all’iconografia relativa alla decollazione del Battista, consigliamo anche questo video in cui Guerrino racconta, attraverso una sua scultura, la storia della testa di Battista considerata come la reliquia più importante della cristianità. Alla fine del video potrete godere di un’ impressionante collezione delle più famose “Decollazioni” del Battista nella storia dell’arte. Buona visione.

Video di Nicoletta Metri

 
2 commenti

Pubblicato da su 15/09/2016 in Articoli

 

Tag: , , , , , , , , , , , , , , ,

Invito alla Conferenza Unesco ” Il Carnevale in Italia. Un patrimonio immateriale da conoscere e proteggere: le maschere veneziane.”

CLUB UNESCO VENEZIACLUB UNESCO DI VENEZIA
Membro della Federazione Italiana e Mondiale Club UNESCO
presenta:

Giovedì 29 gennaio 2015 – ore 17.00
Il Carnevale in Italia: Venezia. Un patrimonio immateriale da conoscere e proteggere: le maschere veneziane.

Relatore: Guerrino Lovato, Maestro D’Arte, scultore, ex “mascarer”.
Presenta Carmelo Abbadessa.
Presidio Milit. “Cornoldi” – Riva degli Schiavoni – Castello 4142 (VE)

Guerrino Lovato

Guerrino Lovato – Sole Antico, maschera dal film “Eyes Wide Shut” di Stanley Kubrick

 

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 23/01/2015 in Conferenze, Eventi, Invito

 

Tag: , , , , ,

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: