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Esce il libro di Guerrino Lovato: “La levatrice incredula nella storia della Natività”

"La levatrice incredula nella leggenda della natività" di Guerrino LovatoLe levatrici, o assistenti, che aiutano Maria al parto sono due, una chiamata Zelomi e l’altra Salomè. A volte sono indicate come Anastasia e Sebel… Ma solamente Salomè è protagonista del miracolo della guarigione delle mani invalide, simbolo del dubbio che la donna ebbe sulla verginità di Maria. Nelle icone della tradizione orientale le levatrici sono spesso due e sempre intente a lavare il piccolo Gesù, a porgerlo a Maria per la poppata, a stemperare l’acqua nel bacile o ad asciugare i panni; ma mai appare il fatto narrato dai Vangeli apocrifi che racconta dell’incredulità di Salomè, semplicemente spiegabile dalla non ortodossia delle fonti di un miracolo così precoce nella leggenda cristiana. Sia l’iconografia occidentale che quella orientale devono attingere a questi Vangeli e alla Leggenda aurea di Jacopo da Varagine per trovare i soggetti dell’infanzia di Gesù, tanto necessari a quelle “Bibbie del popolo” che erano le chiese affrescate e scolpite, e le sacre icone dipinte. Nelle Natività della Chiesa d’Occidente, invece, il miracolo della levatrice incredula compare: dalle paleocristiane catacombe di San Sebastiano, del IV secolo, fino alla pala d’altare di Fermo di Rubens, dove si può identificare forse l’ultimo riferimento al leggendario miracolo; una tradizione lunga quasi 1200 anni a evidenziare il grande bisogno di miracoli, in special modo quelli legati al parto, all’allattamento e alla procreazione, momenti cruciali dell’umana esistenza. Nella tradizione iconografica orientale un pastore di nome Tirso confabula col dubbioso Giuseppe, cercando di interrogarlo e confonderlo diabolicamente. Sembra che Rubens ne avesse memoria nella sua particolare Natività con i pastori, dipingendo i due pastori (uno vecchio e uno giovane) accanto alla vecchia levatrice Salomè che mostra a Maria le mani guarenti, fissandola in volto. Sull’argomento, grazie a Italia Nostra, ho dato una conferenza a Fermo nel dicembre del 2007. Forse la vecchia del dipinto omonimo di Giorgione, suggeritami da Mattia Biffis come balia o levatrice, si può convertire in incredula Salomè, trovandosi allineata a tante simili “comari”. Salomè vuol toccare per credere, come farà più tardi Tommaso negli Atti degli apostoli ricevendo un solenne rimprovero da Gesù, a monito di chi ha bisogno di prove palpabili per confermare la fede; o come la Maddalena, respinta dal noli me tangere. A Salomè andò peggio (come anche ad altri amichetti dei giochi d’infanzia di Gesù), e solo grazie all’intercessione di un angelo e di Maria, Salomè guarirà. Un miracolo apocrifo e raro quanto le poche immagini che lo rappresentano: meno di cinquanta sono quelle qui raccolte, comprese alcune di difficile interpretazione. Un miracolo che allargava il mistero gaudioso della Natività con una nuova scena, tra l’annuncio ai pastori e l’arrivo dei Magi. Se la levatrice rimasta accanto a Maria è una sola è già probabile che sia Salomè, e se poi ostenta un braccio privo di vita spesso aiutandosi con l’altro è sicuramente lei. Ed è sempre lei anche quando è raffigurata da sola a ricevere il bambino, come in Giotto agli. Scrovegni, come ho diffuso tramite i quotidiani nel dicembre del 2000 (la Nuova di Venezia, la tribuna di Treviso e il mattino di Padova). Oppure quando è la sola protagonista vicino alla sacra famiglia, vestita col copricapo velato di igienico panno bianco. Si può facilmente sospettare che possa essere stata riferimento, e forse oggetto di venerazione, della “consorelleria” delle levatrici o comari, preziose e indispensabili professioniste del nascere nel mondo di un tempo appena passato. In questo libro si sono volute pubblicare le opere che narrano, pur con varie sfumature, la storia della levatrice Salomè e del miracolo operato sulle sue mani. Letture spesso difficili, controverse e ipotetiche che si propongono a nuove “scoperte”. Facendo allo stesso tempo giustizia di errori di lettura e prospettiva storica, che spesso per superficialità, faciloneria o per aderenza a luoghi comuni, sono state proposte, anche di recente, da eminenti studiosi. Molte delle opere sono da tempo note nel loro contenuto, altre sono “nuove”, svelate qui per la prima volta (almeno così ci risulta), e sono indicate in didascalia con l’icona della “mano vedente” Il tutto per il beneficio di una migliore comprensione futura.

Guerrino Lovato
Venezia, Ottobre 2012

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2 commenti

Pubblicato da su 22/12/2012 in La levatrice incredula, Libri

 

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Le radici del soggetto

 “…Uscita dalla grotta l’ostetrica si incontrò con Salomé, e le disse: “Salomé, Salomé! Ho un miracolo inaudito da raccontarti: una vergine ha partorito, ciò di cui non è capace la sua natura”. Rispose Salome: “Come è vero che vive il Signore, se non ci metto il dito e non esamino la sua natura, non crederò mai che una vergine abbia partorito”. Insieme si recano alla grotta della Natività, Salomè protende la mano verso Maria per constatare di persona, ma la mano immediatamente le si brucia; subito Salomè implora perdono a Dio, allora accorre un angelo, che le suggerisce di avvicinarsi al Bambin Gesù e di prenderlo in braccio. L’incredula, pentita, compie l’amorevole gesto suggeritole dall’angelo e subito viene risanata.”  Testo dal Vangelo dello pseudo-Matteo. La stessa storia si narra anche nel Protovangelo di Giacomo.

Guarda il video su questo soggetto
https://enigmidarte.wordpress.com/2009/12/13/video-la-levatrice-incredula/

 
 

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