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Nel Breviario Grimani

02 Feb

Tre miniaturisti dipinsero le istoriate pagine del Breviario Grimani intorno al 1530, sono 110 miniature nel formato che oggi diremmo A4. Erano tutti pittori fiamminghi di Bruges e forse uno borgognone. I soggetti sono i mesi dell’anno con i segni zodiacali, i fatti dell’antico e del nuovo Testamento messi a confronto su tematiche profetiche e confermative, le immagini dei Santi e i loro martìri. Ogni scena ha un’ampia cornice con delle nature morte di corolle di fiori, insetti e animali, tutti ordinatamente disposti sul foglio. Tranne una pagina, la 100 dove una reale libellula si posa sul bordo in basso, verso delle corolle di viole, la sua presenza è talmente tattile e ingombrante che d’istinto verrebbe di cacciarla, le sue ali sono persino sopra alle parole e oltre il chiuso orto sempre rispettato dai vari pittori in tutte le pagine.

È quello che in arte si dice la “mosca picta”, ossia un inganno visivo, dove un insetto comune e probabile, invade lo spazio dipinto, e allo spettatore viene spontaneo di allontanarlo, un trompe l’oeil. Una mosca infatti, e una piccola farfalla sono presenti in alto, ambedue come reali ma non così disturbanti perché incluse nel variopinto erbario. In questa cornice di fiori e insetti si infila un bicchierino di vetro verde dove una viola bianca e una viola color violetto continuano a vivere e a sbocciare nutrendosi dell’acqua che il pittore ha rilevato anche dal riflesso di luce nell’ombra riportato sulla parete. Si capisce che questo bicchierino poggia sull’angolo del tavolino dove il pittore tiene vive le sue viole bianche e viola, in diverse fasi della loro fioritura e crescita. Il testo è dedicato, come l’immagine, alla festa di San Luca evangelista e pittore e patrono di questa arte dell’inganno. Infatti il nostro è intento al cavalletto a dipingere Maria e Gesù, la nota icona detta appunto di San Luca, vicino a lui il suo toro attributo e segno di terra. Il pittore è a domicilio da Maria che, scesa dal grande letto azzurro come la sua veste, sta in posa fuori dall’inquadratura che vediamo, in piedi col piccolo Gesù in braccio. Dunque il pittore non è nel suo studio ma nella casa di Nazareth, in pieno giorno, con il camino e la candela spenti. Il letto è in ordine a simboleggiare la verginità di Maria, come il bianco cuscino sottolinea. Due grottesche diaboliche ma vinte e sottomesse reggono la cappa del camino. Vecchio è il diligente maestro che qui si autoritrae con l’aureola. Verdi cuscini e coperte coprono grandi panche, tutto dice della speranza di resurrezione dopo la morte. Il capolettera è formato da una bianca foglia d’acanto uscente e aggrappata a due rami secchi, dalla punta di uno di questi è nata una rossa fragola, la morte e la vita ancora evocate come i fiori vivi nel vaso, e gli altri sparsi nel foglio in attesa di appassire. Al nostro occhio di spettatore però ciò che attrae è la libellula, le ali sono quasi senza ombra ma il corpo invece ne lascia la traccia, come tutti gli elementi qui dipinti. Questo reale insetto sovrapposto a tutto quanto era già finito nella pagina miniata, è la firma simbolica del pittore che indica il suo virtuosismo, come il noto episodio antico di Zeusi e Parrasio, e se il pesante corpo ha la sua ombra le leggere ali dell’anima voleranno libere e pure in cielo. Le farfalle e gli insetti volanti erano detti in greco PSICHE, la mente, il pensiero puro, l’anima per i cristiani. Il pittore ci dice che l’illusione perfetta dell’immagine è frutto non del suo corpo ma della sua mente la sua arte è frutto del pensiero non della fatica fisica. Il cardinale Domenico Grimani, tutto questo lo sapeva e lo voleva. Il prezioso libro è oggi conservato alla Biblioteca Marciana a Venezia e in questi giorni ne sfoglio una preziosa copia anastatica, prestito dell’amico umanista Giangi Vio.

Maestro Guerrino Lovato.

 
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Pubblicato da su 02/02/2021 in Video

 

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