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28 Mag

1-Lo scultore è un piccolo Ercole

Le sculture dell’antichità classica greche o romane portano raramente la firma dell’autore. Nota è quella sull’Ercole Farnese, sul Torso del Belvedere che è un Ercole seduto, sui gruppi di Sperlonga, sul Gladiatore Borghese, sul gruppo detto Papirio, sono scultori greci, da lì partivano i modelli e firmano in greco. Queste opere erano fatte per clienti latini che ammiravano la grande scuola ellenistica. L’Ercole Farnese, ora a Napoli è un’invenzione di Lisippo che ebbe grande fortuna.

L’Eroe delle 12 immani fatiche si riposa sulla clava coperta dalla leontea con le mele delle esperidi nella mano destra. La mano sinistra è si abbandonata, ma il dito indice indica qualcosa che sta a terra, ossia la FIRMA dello scultore: GLYKON ATENIESE FECE, in greco, lo scultore che la eseguì, 700 anni dopo Lisippo a Roma per le Terme di Caracalla. È una statua colossale di più di 3 metri, e l’artista ha reso il possente gigante semidio, agile e forte, sensuale e terribile, pacificato e stanco ma energico e instancabile! GLYKON, alla fine della sua grande fatica, piccolo ma potente scultore, si firma sotto l’indice del suo fare arte, del suo lavoro e del suo sudore. Io ti ho fatto o Divino Ercole e tu continui a indicarlo a tutti… Tu sei immortale ma fintanto che esisti in questa mia opera, omaggi anche il piccolo dio che ti ha creato. Glicone ateniese stanco ma fiero, Ercole dell’arte sua, saluta…

2-Il pipistrello di Atena

Sotto Pallade Atena, dea della sapienza, nata direttamente dalla testa di Giove armata di tutto punto, vi è un pipistrello, animale che vede nel buio della notte come i Sapienti vedono nell’ignoranza. L’attributo classico di Atena è appunto la civetta, per essere pure lei capace di vedere nella notte. La civetta è simbolo della città di Atene, sapiente e armata città. Questo affresco senese ha il pipistrello, raro e simpatico caso di variazione del medesimo significato. Che io sappia, nessuno lo sa…

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3-Calice e calderone

Pittore catalano Quattrocento. La predica di San Giovanni evangelista. Sta gesticolando sul pollice per dire del primo dei tre della Santissima Trinità, dunque del Padre. Il computo digitale chiarisce a tutti il punto in questione. Il Santo è sopra un pulpito davanti un colorato pubblico di ebrei, uomini e donne. Ancora non sa che verrà accusato e dovrà sopportare torture, tra le quali bere il veleno dal calice, che poi diverrà col serpente il suo attributo. Ancora, verrà poi bollito nel calderone, ma non morirà che a Patmos da vecchio, dopo aver scritto anche l’Apocalisse. Il calice è il calderone sono qui evocati nel disegno del broccato posto sul pulpito.

4-Nascondere gli idoli

L’Orcagna scolpisce la Natività a Orsanmichele in Firenze tenendo conto della continua polemica aperta secoli prima contro le immagini: l’iconoclastia. Un’ampia tenda trattenuta ai lati della scena ci ricorda che guardiamo una VISIONE, oltre la realtà, la nascita di Cristo è Dio che entra nella Storia ma la sua immagine riprodotta in marmo è apparente e momentanea. Finita la contemplazione dell’immagine, necessaria ma mai idolatrica, che sarà breve, la tenda coprirà tutto! Rimane il velo del Tempio! Almeno fino alla fine del Cinquecento le grandi tende aperte sulle scene sacre, da Lotto a Raffaello, da Beato Angelico a Caravaggio, ci dicono che l’apparire del divino nella nostra realtà è solo momentaneo, e il marmo o la tela sono volgari feticci deperibili che mai devono diventare IDOLI. Ebrei e musulmani grandi iconoclasti, e poi i protestanti cristiani, erano così  giustificati nello spiegare il noto comandamento: NON ADORARE IDOLI!

Certo Rivelare, Svelare e Mostrare è spiegare, aprire le pieghe!.. Ma la grande polemica tra iconoduli e iconoclasti, ne sono prova i protestanti, è sempre stata presente, era un comandamento! Anche il realismo polemico e sconvolgente di Caravaggio aveva così una giustificazione, scenderà il sipario!

5-L’arcangelo tricolore

L’arcangelo Gabriele e annunciante, tiene nella mano sinistra il candido giglio con tre fiori aperti come simbolo della Trinità e della purezza di Maria, nelle tre fasi, del prima, durante e dopo il parto di Gesù. La mano destra sacra e benedetta, benedice l’Annunciata. La veste bianca che indossa sotto il manto è la Fede, che permea completamente il credente e gli abitatori del Paradiso, evocato come luogo aereo dalle candide ali. Il verde, scarsamente ostentato all’interno del manto, allude alla Speranza, che per i premiati al cielo non è più necessaria in quanto hanno già raggiunto la meta agognata. Invece il rosso della Carità, la più divina delle virtù, è ampiamente  presente attorno e fuori dal corpo angelico a dire che l’Incarnazione è la più grande grazia concessa da Dio ai cristiani passando per il sangue rosso della Passione. I leggeri e dorati capelli mossi dall’impeto del gesto e dell’atterraggio del divino messaggero evocano la dorata corona degli eletti che Maria riceverà alla fine della sua vita. Il bianco, il rosso e il verde sono i colori delle tre virtù teologali fin dal Medioevo e Ambrogio Lorenzetti, nella Maestà di Massa Marittima del 1335, oltre a colorare i tre gradini del trono con i rispettivi tre colori ne scrive a grandi lettere le specifiche virtù corrispondenti. Il vessillo e bandiera dell’Italia unita e repubblicana ha questi tre colori, cari al cristiano Mazzini, al massone Garibaldi e sotto sotto anche al Papa, teologali sono le tre virtù, seppur il suo regno è ridotto  dentro le piccole mura vaticane.

6- La Sapienza

La Sapienza nutre i filosofi. Miniatura del Quattrocento. Come la figlia Pera, nella Carità romana, nutriva il padre qui allatta due anziani, coronata perché è una regia virtù, il solo volto rosso, forse, indica la Carità essendone il colore.

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7- Carità e sapienza

Miniatura da un salterio del 1195. L’Arcangelo con lo scettro e il diadema in fronte, indica alle Marie il sepolcro vuoto, ha solo il volto rosso, per indicare la Carità divina? La Sapienza Celeste? Illuminato dalla presenza continua di Dio?

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8- Guariento

Guariento a Padova, il disco dice PLENITUDO SIENCE, Tutta la Scienza…

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9-La fascia, la vita e la morte

Come spiegare quel gesto con la fascia?

Il bambino si rivolge alla madre con sguardo mesto per ricordarle che così, con quelle stese fasce sarà fasciato nel sepolcro.

Le fasce dei morti potevano essere sottili come nel Gesù del Baldovinetti! Questo è l’Angelico… Dunque il bimbo mostra alla madre la sua morte terrena…

10- Giochi di bimbi

Carlo Crivelli, I bimbi giocano alla Passione.

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Pubblicato da su 28/05/2020 in Video

 

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