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La Pala feriale del Trecento in San Donato a Murano

07 Gen

IMG-20200105-WA0000IMG-20200105-WA0001IMG-20200105-WA0002IMG-20200105-WA0003IMG-20200105-WA0004IMG-20200105-WA0005La Pala feriale della Basilica di San Donato a Murano è ora ben esposta come paliotto, anche se andava sopra l’altare, davanti l’altare centrale della chiesa. Era il polittico con ben 20 scomparti che copriva la maggior parte del tempo la Pala Festiva in argento fusa nel 1699, questa volta non fu Napoleone! L’attuale opera su tavola è a tempera dorata con cornici intagliate e si presume abbia lo stesso formato del perduto gioiello argenteo. Queste notizie le deduco dal testo degli anni Novanta del secolo scorso che don Antonio Niero dedica alla basilica Muranese. All’epoca il polittico della metà del Trecento era esposto sulla parete della navata sinistra accanto al celebre rilievo ligneo dipinto, detto l’Ancona di San Donato, del 1310, ora al Museo diocesano  di Venezia perennemente chiuso. L’opera non è firmata né datata e poco studiata, viene genericamente attribuita alla bottega di Paolo Veneziano ma il maestro che l’ha dipinta va individuato tra i migliori di quella scuola. Nel registro superiore vi è rappresentata al centro la Morte apparente della Vergine contornata da 11 apostoli con Cristo nella mandorla che regge l’anima figurata di Maria in una piccola Madonnina vestita in rosso regale, al di sopra 4 animati angeli alludono all’Assunzione. Perché gli apostoli siano 11 è giusto chiederselo, don Niero propone l’assenza di Mattia in sostituzione a Giuda suicidato dopo il tradimento, ma anche il ritardatario e sospettoso Tommaso potrebbe essere l’illustre assente, che arriva tardi all’assunzione e riceve dal cielo la cinta da Maria stessa. I Santi rappresentati in piedi sono tre per parte, agli estremi ci sono due speculari diaconi senza barba, con chierica, dalmatica e in mano hanno il turibolo e la navicella con gli incensi da bruciare. Il primo, per noi a sinistra, è senza dubbio il protomartire Stefano identificabile dalle tre pietre poste sulle spalle e sul capo, con le quali venne lapidato. L’altro Santo Diacono a destra non è San Lorenzo, che troveremo col chiaro nome scritto nel registro in basso, ma San Vincenzo diacono e martire, fa fede la sua immagine cesellata e col nome, nella famosa Pala d’oro a San Marco a Venezia, esattamente ripresa dal nostro pittore che pero qui non ci ha messo il nome, immagine che allego. Il secondo Santo da sinistra è un vescovo benedicente e con un libro e penso sia San Eliodoro, come giustamente indicato, vescovo di Torcello che andava omaggiato per via della diatriba sorta per la fondazione della basilica dell’Assunta e San Donato e della voglia di autonomia diocesana, poi non ottenuta dai Muranesi. Una statua barocca del Baratta lo pone tutt’ora alla destra dell’altare. Poi abbiamo un bellissimo San Giovani Battista avvolto in un leggero e svolazzante mantello che ci evoca grandi pittori del gotico cortese. Oltre la Dormitio Virginis vi è San Marco, protettore del dogado veneziano, e poi il Santo cotitolare della basilica, San Donato col suo pastorale identificativo. Nel registro inferiore i Santi sono a mezzo busto, come da prassi perché andavano visti all’altezza degli occhi, e ora purtroppo in gran parte illeggibili ma qui il pittore ci ha almeno posto i nomi. Da sinistra abbiamo un primo santo illeggibile, poi Sant’Elena imperatrice con corona e croce da lei scoperta, poi San Francesco d’Assisi con croce e il libro della regola, poi si può osare tranquillamente nell’indicare San Domenico, per l’abito bianco e nero e accanto a San Francesco come fondatori dei due grandi ordini. Molto illeggibile ma probabile, penso che il successivo sia il vescovo Nicola di Mira, per i paramenti e le palle d’oro in mano? Poi la Deesis con Maria dolente, Cristo passo e il San Giovanni evangelista. Poi abbiamo San Lorenzo, in dalmatica e forse con la mano sinistra teneva il manico della graticola, il suo nome è scritto, come è scritto per il successivo Sant’Antonio abate col bastone a tau, poi un Santo vestito di scuro che proporrei come Antonio da Padova per la vicinanza al suo omonimo e lo stesso abito nero, ma poco è rimasto. Poi abbiamo Santa Lucia, non Santa Caterina d’Alessandria, coronata perché nobile e con la lampada della luce come Lucia in mano. Allego una Santa Lucia coronata coeva di Giuliano da Rimini col nome ai piedi. Per ultima abbiamo ancora una Santa importante, non Santo Stefano che già c’era, ma la Maddalena, con i biondi capelli aderenti al capo e parte del vaso con gli unguenti, tracce del nome MAG sono ancora leggibili. Allego una Santa Maddalena di Paolo Veneziano dove ne deduciamo il prototipo e i caratteri del nome scritto. Ora cerchiamo l’autore dell’importante Polittico di Santa Maria e Donato a Murano.IMG-20200112-WA0005IMG-20200112-WA0004IMG-20200112-WA0002IMG-20200112-WA0003

Anonimi veneziani del Trecento, tre Santa Lucia con corona, palma e lucerna accesa. Museo Correr, Venezia.

Polittico di Murano, San Benedetto con il pastorale o San’Antonio da Padova con il giglio.

La pubblicazione di queste immagini è stata permessa da don Luca, parroco di Santa Maria e Donato, che ne ha vincolato l’uso solo per questo studio.

Maestro Guerrino Lovato, Venezia 5 gennaio 2020.

 
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Pubblicato da su 07/01/2020 in Articoli

 

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