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PESCATORI DI UOMINI

16 Dic

 

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La vocazione dei figli di Zebedeo, di Marco Basaiti 1510, Venezia, Gallerie dell’Accademia.

La grande Pala d’altare della chiesa isolana di Sant’Andrea della Certosa rappresenta la vocazione dei figli di Zebedeo. Cristo è a terra tra i fratelli Pietro e Andrea, scalzi pescatori come tutti in questa rappresentazione. Cristo benedicente guarda Giacomo che si è genuflesso e con la mano sinistra si indica il petto mentre con la destra indica la terra nella quale è sceso, Giovanni in piedi, appena sceso dalla barca, ribadisce il gesto della mano destra sul cuore a segno di fedeltà e con la sinistra indica il padre Zebedeo, che sta ancora nella prua della barca e con la mano sinistra indica i due figli donati a Cristo. Gli stessi gesti di fede e invito sono ripetuti da Pietro che si stringe la povera cinta e da Andrea, che unico che ci guarda, invita con la mano aperta, a seguire la chiamata di Cristo. Il lago di Tiberiade, attraversato dal ponte augusteo di Rimini che porta in una turrita città, sta al fondo di alti monti abitati da castelli, rovine e grotte eremitiche. Il lago calmo con la secca barena di sassi e conchiglie sulla quale poggiano i protagonisti, riproduce brani di laguna veneta.

Le barche lontane e le due prue in primo piano, i remi, le forcole povere con la corda, le cime a matassa, la tavola per l’approdo, le reti e i rustici strumenti da pesca, fanno di questa pala il più grande omaggio al mestiere del pescatore e dei suoi strumenti e metodi di lavoro che la pittura veneziana abbia mai fatto attraverso una storia sacra. Se pensiamo che era la pala dell’altare maggiore di Sant’Andrea e che il celebrante e i fedeli erano “in barca” per godere della scena della Vocazione, ci rendiamo conto che il pittore volle metterci tutti nella barca dei pescatori. Tutti siamo chiamati. In primo piano vi è un silente e anonimo giovane pescatore con i capelli arruffati che ci volta completamente la schiena, ha una gamba a penzoloni e l’altra comodamente piegata,con la mano destra si regge alla tavola della banchina e con la sinistra tiene una lunga e flessuosa canna con filo da pesca che cade in acqua.

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Nella barca alla sua destra è posta una grande rete a maglie larghe, alla sua sinistra, nella cambusa dell’altra barca si vede il povero pasto dei pescatori, una brocca bianca di vino e un pane; stanno esattamente sotto il gesto benedicente di Cristo a dirci dell’Eucarestia che lì davanti veniva quotidianamente celebrata.

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Il vestito di grossa lana turchina del giovane pescatore con le maniche rimboccate è tutto percorso in superficie da una maglia più chiara come una rete, è vestito di rete, perché? Perché Cristo in un quel momento sta dicendo ai giovani Giacomo e Giovanni: “Vi farò pescatori di uomini e non di pesci!”.

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Il giovane è l’uomo “pescato”, nella metaforica rete della fede, la materializzazione perfetta, sia visiva che concettuale della curiosa e concreta parabola cristiana. Il primo pesce pescato alla salvezza. In un mondo acqueo fatto di reti, pesce e barche, l’enigmatico personaggio che ci nega il volto, dipinto magistralmente dal Basaiti che si firma li vicino, è il nuovo fedele cristiano, che si ritrae dalla pesca, ascolta il verbo e si fa “pescare” dalla parola del Messia, figlio di un falegname tra tanti i pescatori.

Maestro Guerrino Lovato. Venezia, 21 novembre 2019. Festa della Salute.

 
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Pubblicato da su 16/12/2019 in Articoli

 

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