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”Non lasciò opera veruna imperfetta” Il Guercino ritrovato

16 Giu

Nel deposito al Santo Chiodo, ovvero delle opere d’arte danneggiate dai terremoti, a Spoleto vi è un disegno a sanguigna, circa 17 cm x 25 cm su carta fustellata rappresentante san Giuseppe col bambino Gesù.

Il disegno è stato eseguito dal grande pittore barocco Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino, nato a Cento l’8 Febbraio 1591, acquario, e morto a Bologna nel 1666.

”Non lasciò opera veruna imperfetta”

disse il Malvasia, e pure questo piccolo disegno gode di questa definizione.

L’attribuzione dell’inedito disegno è mia e ringrazio ancora i solerti e gentili funzionari della sovrintendenza che ci hanno permesso la visita il giorno 23 gennaio.

Sono molto noti i disegni del Guercino fatti a penna e bistro acquerellati con dei caratteristici tratti secchi e veloci e altrettanto decise ombre scurissime, ottenute con vere e proprie macchie evocanti in pittura il buio o l’ombra.

Molti disegni sono preparatori a grandi composizioni, veri e propri studi da bottega, altri erano pensati come pure invenzioni compositive che ebbero collezionisti specifici e incisori che le divulgarono.

Dall’epoca di Vasari il disegno godeva di una sua autonoma dignità e spesso i pittori ne facevano delle apposite produzioni per il piccolo collezionismo e per omaggiare illustri e probabili mecenati.

Guercino, nella sua ampia produzione, fece anche disegni a penna color nero da matita e color rossastro detto appunto sanguigna, e questi sono appunto i più rari. La sanguigna conservata al Santo Chiodo proviene da un convento femminile di Norcia, è stata incollata su una tela di lino ed esposta in una bella e dorata cornice lignea, probabilmente della stessa epoca, senza vetro.

La datazione del disegno intorno al 1620, si basa sugli ultimi anni romani, sulla comparazione con altre composizioni simili e per il soggetto frequente, in quegli anni,  anche in piccoli formati.

San Giuseppe sta tra un alto muro, in rovina con erbacce, e quel che sembra l’alta base di una colonna, elementi che evocano la grotta di Betlemme, come la Roma stessa.

È stempiato, con i capelli grigi, ricci e leggeri e barba vaporosa e bianca; grazie al sapiente chiaroscuro, il disegnatore riesce a mostrarci i colori pur essendo il disegno monocromo!

Giuseppe indossa un ampio manto su di una veste scollata e sta dietro un parapetto sul quale è posto un pregiato cuscino con nappe, dove è sdraiato il nudo Gesù che, sostenuto alla schiena dalla mano destra di Giuseppe, coglie dei fiori che gli porge con la sinistra.

Il  vivace bimbo punta il piedino sinistro per sollevarsi meglio e allunga le braccia aprendo le manine per afferrare un garofano, una rosa e un bocciolo: simboli  di passione, morte e resurrezione, il profumo del garofano allude alla mirra sepolcrale, la rosa spinosa alla corona e il chiuso bocciolo alla speranza di nuova vita.

Giuseppe è pensoso e protettivo, e forse vorrebbe allontanare il presagio di morte, ma il bimbo, guardando ed esigendo i fiori, non teme il tragico e glorioso destino.

Sembra un’invenzione pensata proprio per una committente suora dove la figura paterna è anche materna e i simboli sono colti in un chiuso orto conventuale.

La luce piove da destra illuminando la pietra sepolcrale dove poggia Gesù e le ombre riportate con abile  perizia tecnica, creano una credibile spazialità tridimensionale con precise e forti luci e ombre ben calcolate a risaltare il profilo di Gesù e il tre quarti di Giuseppe.

Si noti l’ombra del braccino destro sul corpo di Gesù e il braccio sinistro completamente in ombra e la perfetta diagonale di luce sul morbido e osservato al vero, manto di Giuseppe.

Sulle rovine del fondo il tratteggio è incrociato e regolare, nei panneggi e nelle carni invece asseconda la materia descritta.

Questo magnifico disegno ha tutto quanto Guercino mette in pittura ed è a tutti gli effetti, affetti compresi, un’opera finita ed eloquente.

Certo il suo luogo non dovrà più essere in alto a destra nel primo pannello scorrevole del sicuro deposito spoletino dove lo vidi e mi si rivelò pur coperto da una invadente, ma necessaria etichetta, ma in una grande pinacoteca in attesa della sua Norcia, dopo la pulitura e il restauro necessari.

Maestro Guerrino Lovato ,Venezia 27 Gennaio 2019

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Pubblicato da su 16/06/2019 in Articoli

 

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