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Diciassette capolavori assoluti rubati senza fatica e senza tracce dal Museo di Castelvecchio di Verona

27 Nov

Diciassette capolavori assoluti rubati senza fatica e senza tracce consistenti dal Museo di Castelvecchio di Verona, istituzione comunale con Conservatrice la Dott. Paola Marini; spoglio avvenuto la sera del 18 novembre 2015. I fatti sono noti e pure i volti mascherati e non dei protagonisti, dal sindaco alla direttrice e conservatrice della famosa pinacoteca e molto più noti sono gli autori delle opere scomparse. Opere indispensabili e irriducibili a un costo di mercato in quanto invendibili, ma barattabili; pubblicamente non esponibili ma privatamente oggetti da trofeo . I responsabili del furto con calma e poco rischio hanno prelevato il meglio, decapitata la collezione e sono ricercati e punibili, ma non sono i veri protagonisti dell’assenza al pubblico delle opere. I veri colpevoli, pagati, corteggiati e venerati nell’ambito del sistema dell’arte considerato un gioco di società aristocratica, non faranno un passo indietro ma anzi proseguiranno nella carriera già segnata peraltro dal ministro della cultura precedentemente al fattaccio brutto. I responsabili, gli addetti ai lavori, trattando una materia tanto delicata e affascinante come è l’ARTE sono prontamente giustificati e protetti da altri statali che hanno interessi in comune e utili simpatie reciproche. Le opere erano pubbliche di proprietà e di fruizione, ma non proprio per tutti allo stesso modo, altri scopi come riproduzioni, esposizioni o studi ravvicinati avvengono se non dopo il rigoroso, oculato e direzionato potere del conservatore di turno che nel proteggere un bene comune permette, a sua discrezione, il tipo di studi. La simpatia verso il “tipo” che li studia deriva dal proprio gradimento, interesse e allargamento del proprio potere a scapito del pubblico sapere. Sono scomparsi dipinti su tavola e su tela, non so se anche su lavagna e chissà come verranno conservati, ammesso e non concesso che tornino a noi .Quanti convegni e esposizioni e tavole rotonde si son fatte sul restauro, le analisi non distruttive, la diagnostica non invasiva, l’illuminazione, l’arredo, i vetri antiriflesso, le didascalie, la protezione climatica, la guardiania, la didattica, le guide radio o a voce, l’umidità del respiro del fruitore, la polvere delle scarpe, l’uso delle immagini nel mercato, i permessi fotografici, i prestiti, gli allestimenti se scarpiani o nippotirolesi, l’approccio in età scolare o in terza età, i diversamente abili e i non vedenti, l’uso del luogo e delle opere ai benefattori paganti o ai riti religiosi, il divieto dei “selfie” e l’obbligo del deposito di borselli, il basso tono di voce e i biglietti agli anziani? Era una domanda! Tutto poi pubblicato in cataloghi o pieghevoli di popolare utilità. Ma calato dall’alto fingendo che ci si abbassasse… sempre che il direttore permettese! Tutto cio’ a che scopo se son fuggiti i buoi? Anzi le quaglie? Le opere sono per loro l’ultimo interesse in un contesto di pettegolezzi, piu’ o meno utili intorno all’opera d’arte. Lasciatecela vedere, anzi VOGLIAMO VEDERE e basta! Ma conservatecela! Altro non avete da fare! Puttana la miseria! Anche il contadino del nord est ha la telecamerina davanti al pollaio e non spegne il telefonino nemmeno al ristorante! Che non si dica che il museo : ”non è solo luogo di conservazione ma un dinamico luogo della memoria interdisciplinare aperto al moderno fruire ecc ecc….”
Ci basta e ci avanza la mera visione e la conservazione dell’opera, il vecchio museo di una volta con o senza Scarpa! Non camminiamo più ora che è vuota… la galleria, che vergogna e che privazione, che vuoto e che rabbia.
Guerrino Lovato – Venezia

Le opere rubate: Cinque dipinti di Tintoretto, «Madonna allattante», «Trasporto dell’arca dell’alleanza», «Banchetto di Baltassar», «Sansone» e «Giudizio di Salomone». E poi «Dama delle licnidi» di Peter Paul Rubens, «Sacra famiglia con una santa» di Andrea Mantegna, «Ritratto maschile» della cerchia di Jacopo Tintoretto; «Ritratto di ammiraglio veneziano» della Bottega di Domenico Tintoretto; «Madonna della quaglia» del Pisanello, «San Girolamo penitente» di Jacopo Bellini, «Ritratto di giovane con disegno infantile» e «Ritratto di giovane benedettino» di Giovanni Francesco Caroto, «Porto di mare» di Hans de Jode e «Ritratto di Girolamo Pompei» di Giovanni Benini…

 
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Pubblicato da su 27/11/2015 in Articoli

 

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