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Il copriritratto di Bartolomeo D’Alviano altrimenti chiamato “La tempesta”

20 Mag
La Tempesta di Giorgione

Fig.1 – “La tempesta” di Giorgione

L’11 dicembre 1508, su incarico di Giovanni Bellini, alcuni esperti pittori tra i quali Carpaccio eseguono la valutazione degli affreschi di Giorgione appena terminati sulla facciata del Fontego dei Tedeschi riedificato a spese della Repubblica Veneta. Questo è uno dei rari documenti sull’attività di Giorgione assieme ad un altro, dell’anno precedente, dove, tra gli impegni del Fontego, si incarica di dipingere una tela per la Sala delle Udienze in Palazzo Ducale che verrà terminata entro il 23 maggio del 1508, opera purtroppo perduta. Nello stesso anno, il Governatore Generale delle truppe a piedi e a cavallo, Bartolomeo D’Alviano, famoso Capitano di Ventura, avrà il gravoso compito di difendere i recenti territori da lui conquistati per conto della Repubblica assieme a tutto il territorio veneto di terraferma. Siamo nel momento più critico della millenaria storia di Venezia che rischia di perdere la propria indipendenza. Le guerre di Cambrai, dal luogo dove tutti i regni d’Europa, papa Giulio II compreso, si “legarono” per ricacciare i veneziani quanto meno nei territori di mare, furono un flagello che si abbatté su tutta la vasta terra veneta. Bartolomeo D’Aviano, o più classicamente Liviano, come preferì ribattezzarsi, aveva avuto ufficiale investitura e patriziato e un “bastone di comando in argento” il 13 luglio 1508 e penso che sia in questa occasione politica che commissionò a Giorgione un suo ritratto, come pure si farà fare da Bellini.  Questo ritratto di Giorgione è il cosiddetto “Gattamelata” degli Uffizi di Firenze, e la sua coperta, del medesimo formato 82×73 cm, è la cosiddetta “Tempesta”, ora alle Gallerie dell’Accademia di Venezia. Era in uso all’epoca coprire i ritratti, risultanti troppo reali nel nuovo stile “al naturale”, con una allegoria dipinta, che raccontava i progetti, i desideri, i valori del ritratto sottostante. Si conoscono esempi su tavola e su tela del Lotto e di Tiziano, nei quali, seppur ora separati, si è ricostruito il palinsesto iniziale attraverso il preciso programma ideologico voluto dal committente. Questi ritratti con coperta, dunque apribili, o dipinti sul retro dunque girevoli, erano di piccola dimensione e ad uso privato, ornavano studioli di colti umanisti ma anche di eruditi Capitani, come l’Alviano che era pur sempre cognato di Lorenzo il Magnifico. Nel ritratto vediamo l’Alviano, eroicamente ringiovanito, che abbandona armi e speroni sul parapetto e allenta la presa sull’elsa della spada, pensosamente comunicandoci/comunicandosi una sua importante decisione, ossia da as/soldato a libero ingegnere militare. Da un’Arte crudele e meccanica, la guerra, ad un’Arte umanistica e liberale. L’Alviano stava già progettando le nuove fortificazioni di tutte le città veneziane della cosiddetta Marca Trevisana che comprendeva il Veneto con una parte del Friuli. Nel suo copriritratto, la cosiddetta “Tempesta”, lo ritroviamo nella sua nuova professione, in piedi e senza armi –le aveva abbandonate nel quadro sottostante- vestito con i colori della sua casata, il bianco ed il rosso, ma anche colori di Treviso, città simbolo di tutta la Terraferma. Con la mano destra tiene una dritta pertica di misurazione alta 5 piedi trevisani (cm205), attrezzo indispensabile al geometra nell’effettuare sopralluoghi lungo le cadenti e ormai inutili mura medioevali di Treviso. Dopo l’introduzione del cannone perfezionato come la più micidiale arma da fuoco –fuoco qui simbolicamente rappresentato dal fulmine- le città vennero chiuse in più robusti bastioni e profonde fosse acquee. Treviso è dipinta prima delle nuove fortificazioni realizzate dall’Alviano dopo il 1514, come doveva essere verso il 1508 durante la progettazione, dove oltre le porte si intravedono la Torre Civica ed il costruendo Duomo e le tipiche case; il tutto visto dall’antico Castello oltre il Sile, dove oggi si trova la stazione ferroviaria. Inoltre la città compare in allegoria, sotto forma di una madre giovane e preoccupata perché malcoperta –senza difese- che allatta e protegge con l’insufficiente bianca coperta il suo bimbo –i cittadini- sotto un ombroso albero ben piantato sulla ferma Terra dove lei risiede, simbolo di tutta la grande Marca Trevisana. Il premuroso ingegnere contempla, siamo nel 1508, e progetta che presto la coprirà di nuove e robuste vesti, ossia i bastioni che tuttora ammiriamo. Gli stemmi dei Carraresi e di S.Marco indicano le Signorie che recentemente occuparono il territorio connotandolo con le loro fortificazioni ormai inefficienti. Il militare ingegnere che espresse a Giorgione, perché li illustrasse, i suoi progetti di vita, subirà una clamorosa sconfitta ad Agnadello il 14 maggio 1509 e rimarrà prigioniero per 5 anni in Francia, ma al ritorno, rinnovatogli il mandato, fortificherà le città di Treviso e Padova dove, unico caso nella Repubblica Veneta, gli verranno dedicate due porte nelle medesime città. L’Alviano morirà a seguito di ferite il 7 ottobre 1515 a 60 anni e verrà sepolto con grandi onori nella chiesa di S.Stefano a Venezia. Giorgione invece morì nell’ottobre del 1510 a soli 33 anni circa, probabilmente di peste.

Guerrino Lovato
Articolo pubblicato su VENETO Ieri, Oggi, Domani  N° 80 – 81 del 1996

DAlviano

Fig. 1 D’Alviano depone le armi           Fig.2 Particolare “La Tempesta”               Fig. 3 Ritratto di D’Alviano

Fig.1
“La Tempesta” sotto vetro, Giorgione, prima del 1510, olio su tela (82 x 73 cm). Gallerie dell’Accademia, Venezia
Fig. 2
Ritratto di B. Liviano che abbandona le armi, ma conosciuto come Ritratto di Gattamelata, Giorgione e aiuti, prima del 1510, olio su tela (80 x 73 cm). Gallerie degli Uffizi, Firenze.
Fig. 3

Bartolomeo D’Alviano come ingegnere militare, Giorgione, part. da “La Tempesta”
Fig. 4

Ritratto di Bartolomeo D’Alviano o Liviano, A. De Sacchis detto il Pordenone, 1518, affresco. Chiesa del Castello di Alviano, Terni, part. della Madonna con bambino, S.Silvestro papa, S.Bartolomeo, angeli musicanti e il donatore Alviano.

 

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