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Un Giallo imperiale. La misteriosa testa custodita nella chiesa di Brendola

26 Apr

Da “Il Giornale di Vicenza” 23 aprile 2013
di Cinzia Albertoni

LIVIA DRUSILLASecondo Lovato e la storica Mazzolani la scultura non è Brenno, condottiero dei Galli, nè Sabina: è più verosimilmente Livia Drusilla, moglie di Augusto.
Non si è mai saputo quanti anni avesse. Da dove arrivasse.Chi l’avesse portato a Brendola. Quale fosse il suo vero nome. Pertanto tempo lo stupendo volto in marmo bianco è stato avviluppato in un fascinoso mistero. Di certo si sapev ache fu documentato a Brendola dal 1499 e che fino alla metà dell’Ottocento fu esposto in una nicchia sopra il portale della chiesa di San Michele Arcangelo, alta sul colle, dove nel 1813 lo vide lo storico Maccà che annotava ”dicesi per tradizione che sia la statua di Brenno”, re dei Galli Senoni. Dopo l’abbattimento della chiesetta rinascimentale per far posto all’odierna neo-gotica, la testa riparò in canonica dove rimase a lungo finchè il sacrista Gugliemo Carollo nel 1999 la mostrò allo scultore e storico dell’immagine Guerrino Lovato il quale, dopo accurate analisi e ricerche, dedusse che … Brenno è una donna. La scultura non ha nulla a che fare col leggendario fondatore d iBrendola perché trattasi del volto di un’aristocratica romana risalente al 1° secolo d.C. I lpregiato materiale ,marmo grec oa cristalli grandi, l’accuratezza dell’esecuzione e la bellezza estetica ,n efanno uno dei più bei ritratti di epoca imperiale in terra veneta. Non solo: dopo aver visitato tutti i musei archeologici della pianura padana e aver confrontato la testa con altre rassomiglianti, Lovato è finalmente certo si tratti del volto di Livia Drusilla, moglie dell’imperatore Augusto, e che questa ne sia l’immagine più avvenente conservata a nord del fiume Po. L’identità e ladataa cui risale erano state confermate anni fa allo stesso Lovato dalla storica dell’antichità Lidia Storoni Mazzolani, giornalista e storica, autrice di numerosi saggi dedicati proprio all’età imperiale romana, scomparsa nel 2006. Ma dove si trovava la testa in origine? E come arrivò a Brendola quel volto che, dopo l’espropriazione del nome di Brenno, fu ribattezzato “Sabina”? Qui Guerrino Lovato procede per supposizioni che non esulano da una probabile attendibilità. Appurata l’alta qualità esecutiva, lo scultore la deduce opera di provetto lapicida della capitale, arrivata a Vicenza per essere inserita nella decorazione del Teatro Berga, in un ciclo celebrativo della famiglia imperiale. La trasposizione a Brendola potrebbe essere avvenuta da parte di un vescovo appassionato d’arte, nella sua fuga dalla città al difensivo castelloSan Michele a Brendola vescovile, eretto prima del Mille. Si tratterebbe allora di un precoce caso di collezionismo antiquario dovuto al riconoscimento della preziosità dell’oggetto, il quale,peressere salvato dalla distruzione della rocca ordinata da Bartolomeo D’Alviano nel 1514, fu trasportato in chiesa. Il volto è decisamente splendido e non disturba quel naso lievemente aquilino, caratteristica fisionomica propria di Livia Drusilla e che nella “nostra” si mostra un po’ abraso da secoli d’esposizione alle intemperie. Straordinaria è l’acconciatura dei capelli, raccolti alla nuca in tre trecce che a loro volta si dividono in altre sei più sottili risalenti al centro del capo. E’ la tipica pettinatura nuziale delle spose romane chiamata “sexcrines”. Per poterla ammirarla nell’apposita nicchia, custodita e protetta, nella sagrestia della chiesa di Brendola, il sacrista Gugliemo Carollo le ha saggiamente posto uno specchio alle spalle.

 
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Pubblicato da su 26/04/2013 in Video

 

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