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L’opinione di Maurizia Tazartes

28 Mar

Cara Nicoletta, l’ipotesi che “l’uomo con cappello di feltro” possa essere un ritratto di Lotto è suggestiva, e non da escludersi, non tanto perchè assomigli (relativamente) all’uomo in rosso nella pala di Sant’Antonino (anche in questo caso un’ipotesi, corroborata dalla corona d’alloro e dalla firma sovrastante, ma non convincentissima), quanto perchè il vestiario è quello semplice dell’artigiano-pittore quale Lotto si sentiva e per l’espressione acuta, intelligente (e chissà forse per la posizione strana delle dita che formano una doppia LL, visto che Lotto era innamorato dei simboli). Se dovessi immaginarmi Lotto, lo immaginerei così. Ma si tratta comunque sempre di un’ipotesi, per quanto affascinante. Forse un giorno avremo maggiori certezze.
Cari saluti,
Maurizia Tazartes

Leggi l’articolo “Il Cinquecento in posa. La galleria di caratteri dello psicologo Lotto.” –   26 marzo 2011

 
2 commenti

Pubblicato da su 28/03/2011 in Lorenzo Lotto

 

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2 risposte a “L’opinione di Maurizia Tazartes

  1. Paolo Mameli

    28/03/2011 at 22:01

    Sono d’accordo: pur essendoci una certa rassomiglianza, il rapporto tra il presunto autoritratto e il personaggio della pala di S. Antonino è relativa, non tanto perché i due volti siano molto differenti, piuttosto perché hanno una posizione completamente diversa: di tre quarti il primo, di profilo il secondo.
    Quello che, invece, mi rende più propenso all’ipotesi di Guerrino è. per assurdo, quel ritratto “postumo” eseguito da Carlo Ridolfi per la sua opera sulla vita degli artisti veneti. E qui vorrei fare un ragionamento più da giallista che da storico dell’arte (mi considero un semplice appassionato, nulla più): il ritratto dell’incisione fin’ora era considerato di fantasia, come spesso accadeva all’epoca, in quanto in mancanza di riferimenti, gli incisori – e gli artisti in genere – arrangiavano su qualcosa. Eppure a ben guardare i punti di contatto tra i due ritratti sono numerosi: il volto oblungo, il naso forte, gli occhi relativamente piccoli e vivi, la barba. Se li mettiamo a confronto vediamo che la somiglianza è notevole, considerato che all’epoca non c’erano né fotografie né episcopi, ma solo qualche schizzo copiato dal vivo o, a sua volta, da qualche altra copia. Tenendo conto che la distanza temporale tra il Lotto e il Ridolfi è assai inferiore di quanto lo separa da noi, è presumibile che l’incisore avesse conoscenze e informazioni che, poi, si sono perdute.
    Qualcuno, però, potrà obiettare che si tratta di una coincidenza. Può darsi ma, sempre rimanendo in ambito giallistico, il buon Sherlock Holmes sosteneva che una coincidenza è solo una coincidenza, due continuano ad essere coincidenze ma tre fanno una certezza. Ebbene, se prendiamo la tarsia di Bergamo e, ritagliando il presunto autoritratto, ruotandolo e togliendoli l’effetto specchio, dopo averlo opportunamente ridimensionato tracciamo delle linee di congiunzione tra alcuni punti salienti del volto, ci accorgiamo che l’interdistanza tra gli occhi, la punta del naso e la bocca, sorprendentemente coincidono. Ed è proprio l’interdistanza tra alcuni elementi di base che ogni artista traccia durante gli schizzi preparatori per ottenere le proporzioni di un volto o di un corpo. E quindi se i due ritratti coincidono, è probabile che si riferiscano al medesimo volto. E così abbiamo la seconda coincidenza.
    Se poi a questa aggiungiamo la coincidenza che il soggetto è vestito in un modo tipico usato dai pittori, la coincidenza delle dita che formano il rebus 2xLL ed altri vari particolari che richiamano la vita dell’artista… se non si tratta proprio di una certezza, dà molto da pensare.

    Paolo Mameli

     
  2. Maurizia

    09/04/2011 at 13:53

    Certo, guardando l’incisione tratta dal Ridolfi e confrontandola con il ritratto d’uomo in questione, si nota una forte somiglianza fisionomica che pesa a favore dell’ipotesi che il dipinto sia effettivamente un autoritratto del pittore.

     

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